Riforma del lavoro: cosa potrebbe avere in mente Mario Monti

Cosa potrebbe contenere la riforma lavoro di Mario Monti

Una volta posta la mano sulla riforma delle pensioni, il premier Mario Monti ha realizzato solo metà del proprio operato sul mondo occupazionale – previdenziale. L’altra faccia della moneta è rappresentata dalla riforma del lavoro, che non dovrebbe tardare ad arrivare, turbolenze parlamentari permettendo. Ma in cosa consisterà questa riforma del lavoro?

Cerchiamo di tracciare qualche linea guida di quelle che sembrano essere le ipotesi maggiormente attendibili, almeno per il momento. La base di partenza è senza dubbio rappresentata dalla bozza che il senatore Pietro Ichino aveva a suo tempo modellato per rendere più flessibile il mercato del lavoro italiano, e meno aggredibile sul fronte dell’incremento della disoccupazione.

La bozza Ichino parte da un obiettivo certamente meritevole: cercare di abolire le forme di lavoro precario. Considerato che all’interno del mercato occupazionale della Penisola sussistono 46 diverse tipologie contrattuali, e che la stragrande maggioranza di queste sono forme – appunto – precarie, si tratterebbe pertanto di dare una corposa sforbiciata alle varie modalità di assunzione e di gestione del contratto di lavoro, per andare a ricondurre tutti i percorsi occupazionali di nuova emissione in un’unica grande famiglia.

La bozza Ichino sulla riforma del lavoro prevede infatti l’abolizione di tutti i contratti a progetto e a tempo determinato, con l’assunzione del nuovo lavoratore esclusivamente a tempo indeterminato. Un nuovo contratto omogeneo, pertanto, che vada a sostituirsi alla miriade di forme contrattuali attualmente esistenti. Un contratto, aggiungiamo, che dovrebbe inoltre prevedere un periodo di prova di sei mesi, con un successivo regime di protezione crescente con la durata del lavoro: in altri termini, man mano che cresce la “anzianità” di servizio presso la stessa azienda datore di lavoro, più saranno maggiori le forme di tutela di cui il lavoratore potrà godere, evitando in tal modo una pericolosa macchina di fuoriuscita dalle occupazioni, senza alcuna garanzia.

Ad ogni modo, due sembrano essere gli elementi fondamentali di tale riforma del lavoro: il primo è che licenziare potrebbe diventare più facile, poiché non vi sarebbe più alcuna protezione massiva sulla cessazione dei contratti di lavoro (il contratto unico diventerebbe pertanto a tempo indeterminato, ma con libertà di licenziamento); il secondo è che – proprio sulla base del primo motivo – sarà necessario instaurare una serie di ammortizzatori sociali, come un’assicurazione contro la disoccupazione, un reddito minimo, e altri strumenti per il reinserimento del lavoratore nel mondo occupazionale.

Una riforma del lavoro che, per questa e altre complessità, si preannuncia difficile (per alcuni osservatori, impossibile). Eppure Monti ha già dimostrato di poter andare dritto per la propria strada, superando ostacoli apparentemente invalicabili. Chi la spunterà?

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