Marcegaglia contro l’articolo 18: è un’anomalia italiana

La Marcegaglia si scaglia contro l'articolo 18 definendolo una "anomalia". Dichiarazioni che rischiano di acuire le divergenze con le parti sindacali.

Marcegaglia e l'articolo 18

A breve distanza dal suo incontro con i rappresentanti dell’esecutivo, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha pensato male (o bene, a seconda del pensiero di ciascuno) di attaccare l’articolo 18 dello Stato dei Lavoratori, definendolo un’anomalia, e ricordando come “il reintegro esiste anche altrove, ma sostanzialmente non viene usato”.

Con questa uscita, il rischio che i conflitti sul tema della riforma del lavoro possano farsi più aspri sono sempre più evidenti. I tre sindacati confederali stanno infatti ponendo in campo ogni sforzo per cercare di lavorare a una piattaforma comune di trattative con il governo Monti, con una cautela che non è sembrata esser propria della leader degli industriali, che ha ricordato come l’articolo 18 sia obsoleto sul panorama internazionale.

“In alcuni Paesi viene utilizzato solo in caso di licenziamento discriminato” – ha ricordato Marcegaglia – “come ad esempio previsto in Francia”. Dal canto suo, poche ore prima il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, aveva dichiarato come vi sia il serio interesse “a provare a fare un accordo sindacale con il governo” aggiungendo poi che “come sempre, sarà il merito a decidere”.

In un documento introduttivo del comitato Direttivo del sindacato, la Camusso ha anche sostenuto come il 2012 si preannunci quale anno drammatico per i lavoratori a causa della recessione e della disoccupazione, con rischi di instabilità nella tenuta sociale. Proprio per tale motivo, ha poi continuato il numero 1 della Cgil, “in una fase così difficile fare un accordo sindacale con il governo sarebbe un risultato molto importante”.

Sulla piattaforma comune con Cisl e Uil, Susanna Camusso ha ricordato come “ci sono temi forti sui quali sembra esserci sintonia, a partire dalle posizioni espresse sulla riforma del mercato del lavoro, la riforma fiscale, il giudizio sulle pensioni e più in generale quello sulla manovra”. A rispondere alla Camusso ha pensato ancora la leader degli industriali, che ha dichiarato di aver “sentito parlare la Cgil di 45 forme contrattuali per l’assunzione, ma non è assolutamente così, sono 15-16 in linea con l’Europa”.

L’impressione, a margine di tutte le dichiarazioni delle ultime ore, è che il ministro del Lavoro Elsa Fornero debba impiegare una grande fatica per cercare di avvicinare le posizioni delle due parti principali in causa. A meno che il membro dell’esecutivo, considerato lo scarso tempo a disposizione per licenziare una revisione dell’apparato burocratico lavorativo italiano, non opti per la presa diposizione di uno dei due protagonisti, andando così a infrangere le buone intenzioni che erano state formulate nelle scorse settimane.