
In apertura dell’anno giudiziario, la Corte dei Conti ha affermato che in Italia illegalità, corruzione e malaffare sarebbero “fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”.
Il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino lancia pertanto un vero e proprio allarme corruzione nella Penisola, evidenziando come i volumi di sommerso e di criminalità diffusa siano molto più significativi delle apparenze, elevando – tra i tanti aspetti – l’Italia quale Paese a maggior tasso di evasione dell’iva in Europa.
“E’ sempre più necessaria la cultura della legalità” – ha affermato il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti Maria Teresa Arganelli. “Nel 2011 meritano di essere segnalati alcuni interventi legislativi che proseguono la tendenza già avviata ad attribuire alla Corte dei conti specifiche funzioni, valorizzando così il suo ruolo di primaria istituzione di controllo e di tutela della finanza pubblica”.
Per la Corte dei Conti “tale tendenza va approvata e incoraggiata in un momento come quello attuale, in cui tutte le istituzioni sono impegnate a conseguire gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici, del contenimento della spesa pubblica, del contrasto ai dilaganti fenomeni della corruzione e della diffusa illegalità”.
Infine, per quanto attiene ai danni alle pubbliche amministrazioni che conseguono a illeciti penali in genere e allo specifico fenomeno della corruzione, il procuratore generale aggiunto della Corte, Maria Teresa Arganelli, precisa come “si tratta di un tema che riguarda il più delle volte vicende già autonomamente valutabili dalla giurisdizione contabile in quanto di per sé fonte di un concreto pregiudizio patrimoniale causato da condotte antidoverose di pubblici funzionari e connotate, quanto meno, da colpa grave”.