
Al termine di una lunga maratona è stato finalmente raggiunto un importante accordo per il salvataggio Grecia. Un’intesa che ha scongiurato il fallimento del Paese, sbloccando di fatto il secondo pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro, necessari per poter evitare il default di Atene. Un accordo particolarmente corposo, con condizioni che il governo ellenico è stato pressochè sostanzialmente costretto ad accettare.
Tra le misure più discusse e difficili da approvare vi è stata senza dubbio la necessità di provvedere a un’ulteriore riduzione del valore nominale del debito in capo ai creditori privati, che dovranno sopportare nuove perdite delle proprie posizioni, oltre a quelle precedentemente attese. Ma non solo, poiché il piano di salvataggio della Grecia ha portato Atene ad accettare il rafforzamento della sorveglianza sull’applicazione delle misure di austerità: in altri termini, il governo greco dovrà sopportare la presenza di commissari della troika in maniera quotidiana e persistente, con l’obiettivo di assicurare il rispetto del percorso applicativo predisposto e concordato. Oltre al rafforzamento della sorveglianza su Atene, è stato pianificato altresì un più incisivo vincolo sulla restituzione del debito, la cui priorità sarà inserita in Costituzione, ponendo così in secondo piano gli utilizzi delle risorse pubbliche per altri scopi.
Queste e altre misure dovrebbero consentire ad Atene si ridurre il proprio debito pubblico (in relazione al Pil) dall’attuale 160% al 120,5% del 2020, mezzo punto percentuale in più rispetto a quanto stabilito. “Siamo molto soddisfatti” – ha commentato il premier greco Lucas Papademos, assicurando la disponibilità ad attuare il programma “in modo efficace e tempestivo”. “Un bel risultato” – gli ha invece fatto eco premier Monti, che ha poi ricordato come l’Europa “sia anche in grado di funzionare”.