Eurobond: cauto ottimismo, ma la Germania non cede

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Voluti da alcuni e osteggiati da altri, la vita degli Eurobond sembra destinata a farsi ben più complessa del previsto. E anche se sulla loro nascita non c’è ancora un vero e proprio accordo, sembra che l’idea di creare dei titoli di debito dell’eurozona e, di conseguenza, una sorta di bilancio europeo, possa finalmente prendere il largo.

La proposta di creare degli Eurobond a finanziamento delle iniziative europee è stata lanciata proprio dall’Italia, dove Romano Prodi e Alberto Quadro Curzio, dalle pagine de Il Sole 24 Ore, hanno auspicato la generazione di titoli di debito europei, cercando alleati oltre confine. A raccogliere l’invito dell’ex presidente del governo è stato il deputato europeo Guy Verhofstadt, che non solo si è detto possibilista circa la possibilità di predisporre gli Eurobond, ma ha altresì affermato che oramai dovrebbe essere “solo questione di tempo”, considerato che “la crisi ha mostrato chi amaramente che bilanci nazionali non sono compatibili con una moneta unica, e che la zona euro ha bisogno di un vero mercato obbligazionario”.

Insomma, secondo l’ex primo ministro belga, l’Eurobond s’ha da fare. Rimane tuttavia la parte più difficile del percorso di pianificazione dei titoli del debito europeo: convincere la Francia e, soprattutto la Germania. E di fatti il governo tedesco non ha ancora voluto commentare la proposta firmata Prodi – Quadro Curzio, con l’unica voce – per altro non incoraggiante – sollevatasi da un funzionario del Ministero delle Finanze, che ha affermato come “le obbligazioni europee potranno essere introdotte solo alla fine di un lungo processo di convergenza fiscale nella zona euro e alla luce di una forte centralizzazione delle politiche di bilancio”. Ancora, secondo lo stesso funzionario di governo, “gli Eurobond richiederebbero un laborioso lavoro di riforma istituzionale”.

Insomma, se tecnicamente la creazione dei titoli di debito europei è strada lunga e articolata, rischia di divenire eccessivamente impervia se costellata da opposizioni, più o meno celate, come quelle che provengono da Berlino. L’impressione è pertanto che non se ne possa far nulla nel breve periodo, mentre non è escluso che una migliore convergenza dei bilanci nazionali possa portare alla nascita delle obbligazioni continentali nei prossimi anni.

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