G20: alle banche sarà fornita la liquidità necessaria

Presso il fondo monetario internazionale di Washington si stanno attualmente svolgendo gli incontri tra i ministri delle finanze ed i governatori delle banche centrali dei G20Dopo il pessimismo palesato ieri da parte della Federal Reserve ed i due giorni peggiori delle borse mondiali dal 2008 ad oggi, finalmente sembra arrivare una buona notizia.

Dopo la cena tra i ministri delle finanze ed i governatori delle banche centrali dei G20, a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale (FMI) attualmente in svolgimento a Washington, a sorpresa è stato emesso un comunicato che riaccende un poco di ottimismo sul futuro economico mondiale.
Secondo quanto dichiarato, alle banche verrà fornita la liquidità necessaria e quelle più fragili, esposte ai rischi dei debiti sovrani, “saranno debitamente capitalizzate”, ha affermato il ministro francese delle finanze Francois Baroin. Un’assicurazione che assicura un poco di ossigeno agli istituti bancari di mezza Europa dato che, secondo le recenti stime, a causa della crisi del debito del vecchio continente, i costi che pesano come un macigno sulle banche sono nell’ordine di 2-300 miliardi.
La politica finanziaria dei 20 paesi sarà comune ed ambiziosa, atta alla crescita e non alla semplice limitazione dei danni.
Si legge nel comunicato: “I Paesi dell’area euro stanno attuando le decisioni prese il 21 luglio 2011 e adotteranno le azioni necessarie per aumentare la flessibilità dell’Efsf e massimizzare il suo impatto per gestire il contagio entro la prossima riunione”, prevista tra tre settimane.

Gli obiettivi principali consistono nella stabilità delle banche, dei mercati, e delle monete; nel contenimento del debito europeo e nel rilancio dell’economia. Ogni governo dovrà fare la sua parte, assicurando appoggio reciproco ed una politica di concerto, sicuramente più efficace dell’isolata progettualità di uno stato singolo.

Standard & Poor’s declassa sette banche italiane

Ingresso della sede della nota agenzia internazionale di rating Standard & Poor'sDopo il chiacchierato declassamento dell’Italia (da A+ ad A), la Standard & Poor’s colpisce ancora entro i nostri confini, declassando ben 7 banche italiane.
Il rating varia da A+ ad A, con outlook negativo, anche per istituti bancari storici come Intesa San Paolo (incluse tre controllate), Mediobanca e Bnl (controllata da BNP Paribas). Mentre rimane stabile ad A ma con outlook che da neutro si fa negativo per altre 8 banche, tra cui spicca su tutte l’Unicredit.

L’agenzia internazionale S&P ha dichiarato che questi tagli si sono resi necessari per allineare al livello dello Stato le banche che hanno almeno un 40% dell’attivo investito entro i confini nazionali. Banche quindi decisamente più sensibili all’andamento economico del nostro paese rispetto ad altre, soprattutto a causa del calo del valore dei titoli di Stato nei loro portafogli.

Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un intervista alla Bbc si è affrettato a minimizzare la notizia. Ritenendo che l’economia italiana non possa farsi condizionare da scelte “politiche” di istituti privati. In realtà, quale che sia la motivazione del declassamento del nostro Paese, di carattere faziosamente politico o squisitamente economico, il risultato finale è il medesimo. Ed, evidentemente, l’unica possibilità per migliorare la situazione attuale è quella di dare risposte concrete e risultati valutabili sul mercato. Per ora le banche sembrano aver pagato l’instabilità e la scarsissima crescita nazionale e rischiano di pagare ancora nei prossimi mesi, non è detto infatti che altri tagli non possano ulteriormente abbattersi sui nostri istituti bancari nei prossimi 12-18 mesi.

Iva al 21%, c’è l’accordo

C'è accordo sull'IVA al 21 %

Settimana di modifiche alle intenzioni originarie della manovra Bis. Uno degli elementi più discussi riguardava la potenziale variazione dell’imposta sul valore aggiunto, per lo meno per quanto concerne la sua fascia più elevata: ebbene, stando alle ultime indiscrezioni, sembra giunto il momento di una conferma delle volontà di Confindustria, che auspicava un incremento dell’IVA dal 20% al 21%.

L’aumento dell’aliquota superiore avrebbe trovato una base d’accordo tra Lega e PDL e sarà, di fatto, inclusa tra le principali novità della manovra correttiva, nonostante si faccia cenno di un disaccordo e di un malcontento, in proposito, da parte del Ministro dell’Economia. Non è inoltre escluso che, oltre all’aliquota superiore, possa trovare un inasprimento anche l’aliquota intermedia, mentre si escludono, salvo clamorose sorprese, ritocchi per l’aliquota inferiore, che dovrebbe pertanto permanere al 4%.

L’aumento dell’IVA arriva contestualmente alle formalizzazioni delle modifiche per quanto concerne il contributo di solidarietà. La soglia di extra contribuzione iniziale, pari a 90 mila euro (superati i quali era stata prevista un’addizionale del 5%) sembra essere stata già spostata a quota 120 mila euro. Negli ultimi minuti sono giunti tuttavia alcuni rumors che vorrebbero tale soglia slittare ulteriormente verso l’alto, a quota 200 mila euro. Di questo passo, la platea di contribuenti interessati si ridurrebbe in maniera esponenziale. Ed ecco quindi arrivare la contromossa: prevedere per tali “paperoni” un’aliquota ben più salata, pari al 20%, proprio come quella applicata ai parlamentari.

Novità in arrivo anche per la Robin Tax. Considerata la schiera di posizioni contrastanti assunte dai principali operatori del settore (giusto per citarne una, tra le più cortesi: Bessada, amministratore delegato di Wind, l’ha definita come un’idea “inaccettabile”), pare che l’addizionale non verrà estesa ai gruppi energetici, rimanendo pertanto confinata nel recinto nel quale era stata introdotta in un primissimo momento. Rimane infine confermata la volontà di apertura sull’ambito previdenziale. Non è tuttavia ben chiaro dove si andrà a colpire: probabile un’anticipazione dell’innalzamento dell’età pensionabile, così come la dilazione dei tempi di incasso del trattamento di fine rapporto. É invece – si crede, definitivamente – saltata l’idea di sospendere la tredicesima di quei dipendenti pubblici degli uffici che non hanno centrato i target sui risparmi.

Crescita economica, l’Italia meglio dell’area Ocse

La produzione interna lorda italiana cresce di più dell'area Ocse.

Anche se in tempi di grande difficoltà quali quelli attuali è ben difficile cercare di vedere mezzo pieno il consueto bicchiere, si può cercare di osservare con discreto ottimismo il report pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (l’OCSE), secondo cui l’economia italiana sarebbe cresciuta di una proporzione maggiore dell’area complessiva di riferimento. La produzione interna lorda dell’Italia sarebbe infatti stata pari a un + 0,3% durante l’ultimo trimestre, contro uno sviluppo dell’economia nell’area Ocse di 0,2 punti percentuali, identica anche allo sviluppo della produzione interna lorda dell’Eurozona, tenuta al ribasso da un freno delle storiche locomotive del vecchio Continente, la Germania e la Francia.

Nel corso del primo trimestre dell’anno, infatti, la crescita dell’economia dell’area euro si era assestata intorno agli 0,8 punti percentuali: una contrazione molto evidente, dunque, figlia legittima della diminuzione del ritmo di crescita della Germania (+ 0,1% contro il + 1,3% della prima parte 2011) e dello stallo dei cugini transalpini (0% contro il + 0,9% del primo trimestre dell’anno). Come detto, invece, l’Italia dà un sua piccola e personalissima accelerata, siglando un incremento del prodotto interno lordo di 0,3 punti percentuali contro il precedente + 0,1%. Piccoli numeri, si potrà dire, ma pur sempre – almeno in termini relativi – superiori alla media complessiva della zona di appartenenza.

Ancora, ma non è ben chiaro se possa essere o meno di consolazione, visto lo stato di salute d’oltre Oceano, si osservi come Italia e Stati Uniti siano legati da un particolare parallelismo: anche l’economia del Paese nordamericano si è infatti sviluppata dello 0,1% nel primo trimestre, e dello 0,3% nel secondo.

Manovra Bis, attesa per l’arrivo al Senato

Manovra Bis in arrivo al Senato: si attendono discussioni accese

La manovra Bis, l’azione correttiva d’agosto, sta per approdare al Senato, dove probabilmente si aprirà un conflitto piuttosto acceso sui temi più caldi inclusi nel provvedimento, dalle pensioni ai tagli locali, e dove non sono escluse sorprese non solamente tra le sponde opposte, ma anche all’interno della stessa formazione di maggioranza.

L’iter della manovra Bis al Senato rischia pertanto di essere tutt’altro che agevole, soprattutto se le posizioni assunte da alcune parti della maggioranza parlamentare dovessero giungere senza il rispetto di quel diktat lanciato dal governo, che auspica l’apertura a correzioni, ma a saldi invariati. Come a dire: disponibili a fare concessioni, purché i suggerimenti arrivino con proposte alternative di reperimento dei fondi.

Ma quali sono i nodi più caldi che dovranno essere sciolti da domani? Quello più complesso sembra essere relativo alla posizione della Lega, molto chiusa in merito alla possibilità di poter toccare la previdenza italiana. Una posizione talmente arroccata che non si comprende ancora come potrà essere risolta in pochi giorni, dall’intercessione del segretario Angelino Alfano.

Ma non solo: l’altro punto più caldo è infatti rappresentato dai tagli a comuni e province. Una scelta che non sembra essere piaciuta a nessuno, e non solo dalle parti dell’opposizione, se è vero che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha alzato gli scudi per impedire che le forbici governative taglino proprio il supporto alle comunità del territorio.

Insomma, l’iter della manovra Bis non è ancora cominciato, ma le grane da risolvere sono già ben delineabili all’orizzonte. Vi terremo informati sui passaggi in Senato, che si preannuncia aspro campo di battaglia, e non solo tra schieramenti avversari.

I mercati non gradiscono la Tobin Tax, i problemi sono altri

I mercati non sembrano gradire la Tobin Tax e fanno registrare delle perdite

I mercati sono nervosi e il vertice di martedì tra Angela Merkel, cancelliere tedesco, e Nicolas Sarkozy, presidente francese, non ha certamente portato benefici. I due leader delle nazioni più potenti, economicamente parlando, dell’Unione Europea, sembrano aver trovato un accordo sull’applicazione di una Tobin Tax, ovvero una tassa sulle transazioni economiche, con lo scopo di risanare le casse dell’UE e di portare un nuovo equilibrio ai paesi europei. Il mercato non ha però gradito questa decisione, che se da un lato potrebbe portare più soldi e diminuire i costi legati alla crisi, dall’altro non è il momento e il modo giusto per tassare le transazioni finanziarie, come afferma Deutsche Borse, la borsa tedesca.

Ma oltre ai mercati azionari, che rimangono in forte calo, anche altri paesi europei sono sulla stessa lunghezza d’onda. Da Londra arriva il commento che la Tobin Tax diventerebbe utile solo se applicata a livello mondiale, dato che altrimenti sarebbe solo un incentivo a spostarsi verso mercati che sarebbero esclusi da questa imposta, ovvero i mercati non regolamentati. Alcuni pensano che la tassa sia solo un modo per aggirare il reale problema, che è quello di porre un freno alla crisi anche attraverso una ripresa dell’occupazione.

L’Afme, associazione delle banche di investimento europee, afferma che la tassa sulle transazioni non avrebbe altro effetto che porre un ulteriore freno alla già debole crescita economica della zona euro. Il Fondo Monetario Internazionale afferma che la Tobin Tax non è certamente la soluzione a tutti i problemi Ue, poiché porterebbe ad un calo della liquidità e ad un aumento della volatilità, nemica dei mercati. Nonostante questo, secondo i leader del FMI, è una cosa che può essere presa in considerazione. La situazione resta dunque in bilico e non possiamo fare altro che attendere le prossime settimane per vedere in che maniera la Germania e la Francia, ma non solo questi paesi, decideranno di muoversi.

Le Borse non gradiscono il vertice Merkel – Sarkozy

Merkel e Sarkozy si incontrano per trovare una soluzione al problema debito.

Il mercato azionario non ha gradito molto l’esito dell’incontro tra Angela Merkel, cancelliere della Germania, e Nicolas Sarkozy, presidente della Francia. Tutte le principali borse europee sono state infatti in calo, con il DAX tedesco che subisce la perdita maggiore, pari all’1,26%. Merkel e Sarkozy si sono incontrati a Parigi nel tentativo di trovare una soluzione congiunta per risolvere definitivamente il problema del debito in Europa. Germania e Francia sono infatti i paesi economicamente più potenti dell’UE e dunque quelli che potrebbero avere più voce in capitolo. Tra le decisioni che sono state prese, ci sono quelle dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e la creazione di un nuovo comitato di controllo sui 17 stati dell’UE.

Tale comitato, che dovrà essere capeggiato da Herman van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Europeo, avrà lo scopo di dare delle indicazioni sull’operato da tenere da parte degli stati UE, al fine di raggiungere il pareggio di bilancio, quale obbligo minimo. Secondo la Merkel e Sarkozy, infatti, il pareggio di bilancio da parte di tutti gli Stati deve essere un obiettivo da raggiungere entro la prossima estate. I due hanno anche ricordato che far parte dell’UE non significa avere solo privilegi, ma anche degli obblighi da rispettare, anche e soprattutto in termini economici. L’obiettivo finale è quello di aiutare la zona Ue ad uscire da questa crisi che, iniziata con la Grecia, non sembra avere fine e che potrebbe avere come prossime vittime Spagna e Italia.

Scartata invece l’opzione degli Eurobond, che secondo la Merkel non sono la soluzione ideale al momento e che metterebbero troppo peso e troppi rischi sulle spalle della Germania e della Francia, che sarebbero chiamate a garantire tali titoli senza avere un pieno controllo su di essi. L’Eurobond è un discorso valido ma solo come ultimo passaggio verso la completezza di una maggiore integrazione tra stati. Commentando gli ultimi risultati economici dell’UE, entrambe i leader si sono detti fiduciosi della possibilità di aumentare la crescita.

Barack Obama: “Siamo sempre da tripla A”

Barack Obama, nel suo discorso ha ribadito che, nonostante il dowgrade, l'America rimane sempre un paese da tripla A.Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama non ci sta al declassamento degli Stati Uniti da parte di Standard & Poor e ha preso una netta posizione contro il “dowgrade”, colpevole di aver trascinato giù tutte  borse mondiali. Il discorso di Obama di ieri, aveva lo scopo di riportare la fiducia sui mercati in aperta difficoltà : “Non importa cosa dice un’agenzia di rating” ha detto Obama “l’America rimarrà sempre un Paese da tripla A”. Un invito al Paese ad avere fiducia che i problemi si risolveranno e alla classe politica a non fermarsi di fronte alle difficoltà. “L’America è un Paese solido”, nonostante il giudizio di S&P, “un paese tra i più produttivi al mondo”.

Un inno alla migliore America quello di Barack Obama; a quella parte del Paese che produce ricchezza e non si arrende. “L’America ha un sistema produttivo stabile, scuole all’avanguardie e aziende straordinarie”. E anche i migliori analisti non accettano il declassamento di un Paese come gli Stati Uniti, lo stesso Presidente ha ricordato come “Il Paese potrebbe anche essere classificato con una quadrupla A” se questa categoria esistesse, citando Buffet. Un Obama che vuole ridare fiducia ad un Paese che sente forte gli effetti della recessione e ha dovuto vivere recentemente un’aspra divisione politica, quando si è trattato di decidere sull’innalzamento del tetto del debito. Quello dell’agenzia di rating S&P è, secondo Obama, un giudizio politico, che si nutre di dubbi sulla capacità della classe politica americana di far fronte alle emergenze. “Bisogna avere un approccio equilibrato per ridurre il debito” ma il Presidente è sicuro che i problemi si risolveranno. Inoltre annuncia la messa in atto di alcune iniziative che dovrebbero avere l’effetto di rispondere alle emergenze: intervenire sul mercato del lavoro, con gli incentivi fiscali per chi assume e estendere i sussidi per chi è disoccupato.

Il discorso di Obama non ferma il crollo di Wall Street

Il presidente degli Stati Uniti ha parlato ieri alla nazione cercando di rassicurare i mercati, ma Wall Street è crollataIl discorso di Barack Obama non è servito a frenare il crollo delle borse: il Presidente degli Stati Uniti si è detto assolutamente “furioso” per quello che è successo all’America, riferendosi al dowgrandind del debito Usa, da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor che ha tolto al Paese un A. “Siamo e resteremo sempre un Paese da tripla A”. Gli Stati Uniti stanno attraversando tempi duri, ma questo non significa che il Paese è sull’orlo di un precipizio. Per Obama il dowgrading deriva da quello che è emerso durante il dibattito per innalzare il tetto del debito. “Non avevamo certo bisogno che S&P ci avvertisse, ma questo deve solo essere un incentivo a superare quelli che sono i problemi di questo Paese”. C’è bisogno di un approccio bilanciato per la risoluzione del debito, secondo il Presidente.

Eppure le parole del presidente degli Stati Uniti non bastano a frenare il crollo di Wall Street: il Dow Jones ha registrato un meno 5,49 per cento mentre il Nasdaq va ancora peggio: alla fine della giornata chiude con un meno 6,90%. Il discorso di Obama non ferma il crollo di Wall Street e la situazione adesso si complica ancora. Colpa del dowgrading che fa sentire le sue conseguenze su tutte le borse: in questi giorni sono stati bruciati ben 197 miliardi. Anche Piazza Affari ha fatto registrare un meno 2,35% e si è registrata la sospensione di diversi titoli tra cui Buzzi, Mediolanum, Pirelli, Lottomatica e Fiat industriali anche le piazze asiatiche sono in forte calo.

Intanto nella serata di ieri c’è stata una telefonata tra Berlusconi e Barack Obama in cui si sarebbe discusso della crisi economica. Una telefonata cordiale che avrebbe avuto lo scopo di concepire la possibilità di un0azione combinata. Intanto si attende per giovedì l’informativa del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

La BCE acquisterà i titoli di stato italiani e spagnoli

La BCE acquisterà i titoli di debito della Spagna e dell'Italia

La Banca Centrale Europea acquisterà i titoli di Stato spagnoli ed italiani. E’ questo l’obiettivo che si pone la banca centrale del nostro continente al fine di dare una mano a questi due paesi nel fronteggiare la crisi. Proprio la Spagna e l’Italia sono, in ordine, i prossimi paesi che rischiano di più dalla crescente crisi economica mondiale. Proprio parlando del nostro paese, tenuto strettamente sotto osservazione, il presidente francese Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno espresso compiacimento per l’obiettivo che si è fissato il nostro governo nel raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013, con un anno di anticipo rispetto alle precedenti previsioni.

La BCE inoltre non ritiene che siano necessari altri interventi, oltre questo già prefissato, per aiutare la Spagna e l’Italia, che dovrebbero avere dunque tutte le carte in regola per poter uscire in maniera autonoma dalla crisi economica. Anche il G20, che si è riunito telefonicamente nelle prime ore di domenica mattina, ha espresso fiducia verso il futuro sviluppo delle operazioni atte a fronteggiare la crisi. In questo incontro telefonico, i ministri delle 20 superpotenze mondiali hanno discusso anche del declassamento del rating USA da parte di Standard & Poor’s.

Si è espresso in favore di Italia e Spagna anche il presidente della UE Herman van Rompuy, che ha accolto in maniera positiva le decisioni operative dei due paesi mirate alla riduzione del debito e al pareggio di bilancio. Van Rompuy ha anche ribadito che effettivamente non c’è bisogno di alcun intervento di aiuto da parte della BCE. Da tutte queste dichiarazioni di fiducia ne traggono beneficio i mercati. I titoli di stato italiani hanno diminuito lo spread nei confronti del bund tedesco, portandolo ora al di sotto di 300 punti base e toccando la minima quota a 284 punti. Anche i titoli di stato spagnoli si sono comportati bene, con lo spread arrivato a quota 282.

Brunetta: pareggio di bilancio entro il 2013

il Ministro Brunetta ha dichiarato al Sole 24 ore che l'Italia raggiungerà il pareggio di bilancio entro il 2013Il Ministro Brunetta si dice ottimista sulla risoluzione dei problemi strutturali dell’economia italiana. Il Governo è convinto, dunque di aver preso la strada giusta e si dice pronto a lavorare per far si che l’Italia possa risolvere i problemi economico/finanziari.  In un momento di crisi dei mercati finanziari quale quello attuale, il Ministro Brunetta ritiene che l’Italia arriverà nel 2013 al pareggio di bilancio. Le elezioni del 2013 sono vicine ma Brunetta è deciso:  “ Per quella data, Il rapporto tra il deficit e il Pil sarà molto vicino a zero”.  Ma Il Governo attuerà altre riforme tra le quali la razionalizzazione della Pubblica Amministrazione e la tanto attesa riforma fiscale, che dovrebbe avere, quale obiettivo primario, quello di portare introiti alle casse dello Stato tramite le lotta all’evasione.

Parla al Sole 24 ore Brunetta e spiega la sua ricetta per salvare l’Italia in un momento di crisi quale quello attuale: “Bisogna attuare le riforme e far si che l’Italia possa ridurre il debito senza bloccare l’economia”. L’obiettivo è quello di ridurre il rapporto deficit/Pil al 3,3% entro la fine del 2011. Pensa alla riforma dello Statuto dei lavoratori, il Ministro, oltre che alle liberalizzazioni. Assicura inoltre che il Governo non ha alcuna intenzione di aumentare le tasse, ma fare in modo che quelle esistenti  garantiscano le giuste entrate.  Parla poi di attuare, insieme con le parti sociali, tutte quelle misure per favorire la crescita del Paese.

Si lavorerà per fare in modo che diminuiscano le spese della Pubblica Amministrazione e dei piccoli comuni. Sarà poi varato un programma per ciò che riguarda gli investimenti recentemente sbloccati del Cipe. L’altro punto fondamentale è quello che riguarda la riforma dell’articolo 81 della Costituzione con l’inserimento del vincolo del pareggio di bilancio. Si dice convinto che questa sarà la ricetta giusta per salvare un Paese in enorme difficoltà: staremo a vedere se la strada imboccata è quella giusta.

Bce pronta ad acquistare titoli di Stato, l’Italia vari le riforme

La Banca Centrale Europea pronta ad acquistare titoli di Stato dell'Eurozona; Merkel e Sarkozy: "L'Italia nticipi le riforme".La Banca Centrale Europea accoglie positivamente  la decisione da parte dei due Paesi attualmente in difficoltà, Italia e Spagna, di varare subito misure urgenti per rispondere alla crisi. La Bce  ha annunciato che darà il via ad un acquisto massiccio di titoli di Stato europei. Le misure della Bce arrivano in un momento davvero critico per i mercati e proprio per questo l’organo istituzionale ha deciso di dare il via ad un “Programma di Sicurezza sui mercati”. Eurotower non dice in maniera esplicita che acquisterà bonos o bond, ma la riunione, voluta da Trichet aveva proprio come obiettivo quello di valutare questa decisione. L’Europa plaude agli interventi messi in atto dal Governo, ma chiede che si accelerino le riforme.

E arriva anche l’annuncio di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che  accolgono con grane soddisfazione la decisione di anticipare la manovra del pareggio del bilancio in Italia. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel si pronunciano sulla situazione che vede i titoli di Stato italiano perdere punti rispetto a quelli tedeschi. I due leader si dicono convinti che l’anticipo della manovra che riguarda il pareggio di bilancio fosse necessaria ma chiedono al Paese di non perdere tempo.  L’Italia deve anticipare le riforme e lo deve afre al più presto.

Anche l’economista Tito Boeri, nei giorni scorsi dalle pagine dei tg nazionali e dei giornali aveva più volte sottolineato come l’Italia si trovi ad un punto critico, ma che è ancora in tempo per fare qualcosa: purché la politica si svegli. Non solo l’Italia ma anche la Spagna nel mirino dei commenti dei  due leader politici: l’Italia deve varare subito le riforme senza perdere tempo.  Tutto questo in concomitanza con l’annuncio della Bce di ieri sera di “valutazione attenta dei mercati”. Si tratterebbe di un modo per “controllare” il debito pubblico dell’Italia ed evitare che la situazione possa degenere.

Record per lo spread bund-Btp che raggiunge i 392 punti base

Nuovo record per lo spread bund-btp, raggiunti i 389 punti base. Per Berlusconi una nuova giornata di passione

Ed è un momento davvero difficile per le Borse europee e internazionali, nonostante il governo americano abbia trovato l’accordo per l’innalzamento del tetto del debito e l’attesa per il discorso di Berlusconi di oggi al Parlamento, una nuova giornata di “passione” si è aperta per i titoli di Stato italiani.

I mercati vendono i titoli di Stato italiani e non sembrano mostrare fiducia nei confronti del nostro Paese, forse perché le misure adottate dalla politica non sembrano sufficienti a raffreddare le tensioni economiche presenti nel Paese. Aumenta anche oggi il differenziale di rendimento tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi equivalenti: lo spread ha raggiunto infatti un nuovo record, quello di 392 punti per poi giungere ai 384 punti. Ma anche la Spagna non è messa affatto bene: i bonos hanno superato i 400 punti.

Una situazione allarmante e sarebbe davvero grave se si arrivasse al 7%, che bisogna ricordare che ha portato l’Irlanda e la Grecia sull’orlo del disastro economico. I mercati mostrano preoccupazione dunque e si fa sempre più forte l’attesa per il discorso di Berlusconi alle Camere. Insomma l’Italia sembra avvicinarsi pericolosamente ai due Paesi che  hanno dichiarato bancarotta: Grecia e Irlanda. L’analisi dell’andamento dei mercati desta moltissima preoccupazione dunque. I titoli di debito dell’Italia hanno un rendimento del 6,04%.

Ma secondo gli analisti ci sarebbero ancora dei margini per salvare l’Italia se paragonata alla situazione economica degli altri Paesi europei. Alcuni sostengono che il Bel Paese abbia a disposizione una manciata di giorni per invertire la rotta: ma urgono misure urgenti, volte a frenare l’andamento negativo della Borsa.

Il richiamo va ancora una volta all’appello di Giorgio Napolitano. I problemi italiani sono legati non solo all’instabilità politica ma anche all’alto debito. Bisogna mettere in atto tutte le misure per non superare la fatidica soglie del 7%, al fine di non trascinare l’Italia sull’orlo del baratro economico-finanziario.

Fiat crolla in Borsa, mercato auto luglio in rosso

Titolo Fiat crolla in Borsa a causa dei dati sul mercato auto di luglio 2011

Il titolo Fiat crolla in Borsa registrando un – 3,7 % a due ore dall’apertura di Piazza Affari. Azioni a 6,41 euro. Il motivo? Il luglio 2011 in profondo rosso per il mercato dell’auto. Meno 10,7% di immatricolazioni nel mese appena trascorso, meno 12,7 % rispetto all’anno precedente. Unica nota “positiva” viene dalla Fiat: quota di mercato in ascesa dal 29,5 % al 30,3%. Meno 17 mila autovetture immatricolate nel mese di luglio (137 mila in totale). Ci si aspettava una ripresa ed è arrivata, invece, un avirata negativa. Il mercato auto in Italia non è mai andata cosi’ male: non si registravano queste perdite addirittura dal 1983.

E la chiamano crisi economica! Colpisce tutti i settori industriali, e non solo. Non c’è la ripresa che ci si aspettava per il mercato dell’auto. Solo il Lingotto, paradossalmente, puo’ “gioire” (per usare un eufemismo): la quota Fiat sale ma le autovetture immatricolate sono davvero poche. Difficile essere soddisfatti di un tale andamento. La Punto, La Panda e la 500 sono le auto più vendute in Italia. SOno ai primi tre posti della nota top ten di vendite. Ma non basta.

Bene anche la Lancia che ottiene il dato migliore degli ultimi dieci anni: una quota del 5,3 % del mercato italiano! La Ypsilon si conferma al quarto posto nella top ten. La Jeep immatricola ben 800 vetture nel mese di luglio: un dato comunque positivo considerando il settore.

Cosa ha contribuito al crollo del mercato auto nello scorso mese di luglio? Sono molti i fattori. La crisi economica si sente e condiziona le scelte dei consumatori. Il caro carburante incide, e anche tanto. La Manovra finanziaria, inoltre, aumentando le accise e introducendo il superbollo ha fatto il resto.  Gli italiani preferiscono rimandare gli acquisti di autovetture o tenersi quella vecchia.

In un momento di congiuntura economica negativa, con l’incubo della crisi finanziaria alle porte e con gli speculatori all’attacco, gli italiani non ne vogliono sentire parlare di nuovi acquisti. Nonostante tutto, continuano a preferire il marchio Fiat!

Sospensione dei mutui, l’ABI proroga la scadenza ma il Codacons non ci sta

L'ABI proroga la scadenza della richiesta di sospensione dei mutui

L’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, ha deciso di prorogare fino al 31 gennaio 2012 la data ultima per poter richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei mutui casa. Oltre all’ABI, la decisione è stata siglata anche da 13 diverse unioni dei consumatori: Unione Nazionale Consumatori, Adiconsum, Assoutenti, Adoc, Assoconsum, Acu, Casa del consumatore, Movimento consumatori, Cittadinanzattiva, Federconsumatori, Confconsumatori, Lega consumatori e Movimento difesa del cittadino.

L’obiettivo che l’ABI e le varie associazioni vogliono raggiungere con questa proroga è quello di dare una ulteriore mano alle famiglie italiane, in maniera da permettere loro di organizzare al meglio il budget mensile e uscire da situazioni di temporanea difficoltà, senza incappare nei problemi legati al mancato rimborso di un finanziamento.

La data di scadenza delle domande di sospensione dei mutui, dunque, è stata portata al 31 gennaio 2012, mentre prima era stata fissata al 31 dicembre 2011. Fino ad ora le famiglie che hanno fatto domanda di sospensione dei mutui sono state poco di più di 45.000 famiglie, per un totale di 5,5 miliardi di euro.

Come di consueto, però, non mancano le critiche. Secondo il Codacons, unica associazione a non aver firmato il protocollo di intesa, la mossa dell’ABI non porta grande utilità alle famiglie del nostro paese, dato che non sono state ampliate le condizioni per avere accesso alla possibilità di fare richiesta di sospensione del finanziamento casa. In questa maniera, secondo questa associazione dei consumatori, le famiglie italiane che possono fare domanda di sospensione rimarranno esattamente le stesse, dunque non ci sono reali utilità.

Il Codacons ricorda che secondo le stime iniziali dell’ABI, sarebbero dovute essere ben 130.000 le famiglie che avrebbero dovuto effettuare domanda di sospensione. Ad ottobre 2010, dopo 9 mesi dal lancio di questa iniziativa, le famiglie italiane che hanno fatto realmente domanda di sospensione sono state solo 31.000 . Ad oggi, come già detto in precedenza, se ne contano poco più di 45.000. Numeri ben lontani dalle stime dell’ABI. L’unico modo affinché si possa effettivamente raggiungere il numero di famiglie previsto, secondo il Codacons, è che l’Associazione Bancaria Italiana accolga le richieste dell’associazione.