Agevolazioni fiscali 2012: Il fisco tenta di frenare la “Fuga dei cervelli”

Agevolazioni fiscali 2012

Il problema relativo alla fuga dei cervelli è sempre stato molto sentito nel nostro paese. Basti pensare a quanti giovani laureati sono ” scappati ” all’estero in cerca di lavoro e, la maggior parte, oramai vive stabilmente in paesi dell’unione europea che riescono a garantire ad un laureato posti di lavoro che qui in Italia, purtroppo, non ci sono.

Fortunatamente sembra che il governo stia attuando una giusta manovra per cercare, se non di risolvere totalmente il problema, almeno di arginarlo.

Il fisco ha adottato delle agevolazioni per chi precedentemente è ” fuggito all’estero ” in cerca di lavoro.

Forse, tra qualche anno, potremmo vedere ritornare molti dei nostri concittadini, anche perché, chiaramente, non è sempre bello stare lontani dal proprio paese di origine e dagli affetti che, inevitabilmente, si lasciano qui.

La circolare diffusa dall’agenzia delle entrate sembra chiarire le norme riguardanti le agevolazioni per il ritorno in patria che potrebbero già essere attuate il 28 gennaio.

Vediamo in dettagli chi sono le persone che possono usufruire delle agevolazioni fiscali:

Il fisco prevede agevolazioni per tutti i cittadini dell’Unione Europea nati dopo il primo gennaio del 1969, tali agevolazioni saranno date a condizione che si venga assunti in Italia e ci si trasferisca stabilmente, quindi sia il domicilio sia la residenza devono coincidere. Le agevolazioni si estendono anche a chi avvia un’attività di impresa o di lavoro autonomo nel nostro paese. Le agevolazioni si riferiscono anche a tutti coloro che presentano redditi assimilati o da collaborazione coordinata e continuativa. Inoltre sono previste agevolazioni anche per i contratti a progetto e le borse di studio.

La parte interessante delle agevolazioni riguarda i lavoratori che si sono trasferiti in Italia prima di essere assunti. Anche questa tipologia, infatti, avrà diritto alle agevolazioni fiscali, ovviamente, seguendo sempre le linee guida di cui abbiamo parlato.

Insomma, sembrerebbe un gran passo avanti, il primo di una lunga serie, si spera, che possa portare un progressivo miglioramento delle condizioni del nostro paese.

Lego compie 80 anni con risultati positivi

lego

Leg godt. Due parole che, alla grande maggioranza dei nostri lettori, non significheranno granchè. Ma contraendo questi due vocaboli danesi (che, per la cronaca, voglion dire: “gioca bene”), si ottiene Lego divenendo, per tutti, sinonimo di gioco e divertimento. Il big del settore ludico internazionale compie infatti 80 anni, e si prepara a spegnere le candeline con risultati di bilancio davvero straordinari, rappresentati sinteticamente da un utile pari a 760 milioni di euro, in forte incremento rispetto ai 668 milioni di euro conseguiti nel corso dell’anno precedente.

Uno sviluppo, quello della Lego, che ha quasi del miracoloso in un mondo sempre più digitale. Eppure l’appeal dei mattoncini continua a persistere, consolidandosi su livelli ben duri a morire. Non c’è serie cinematografica o televisiva che non abbia i suoi alter ego in miniatura, e non c’è bambino che non abbia provato almeno una volta a costruire una casa, un’auto e o un semplice muro di mattoncini. In Europa come nel resto del mondo, le vendite della società danese (che ha meno di 10 mila lavoratori) continuano a svilupparsi di buona lena.

E quindi non sorprendano i dati che seguono: fatturato in crescita di 17 punti percentuali a 2,514 miliardi di euro contro i 2,150 miliardi del 2010; quota di mercato ancora sopra i 7 punti percentuali nonostante la concorrenza (più che altro, sul pricing) di operatori asiatici e, in particolar modo, cinesi. Risultato netto che, come già ricordato, ha sfondato la soglia dei 750 milioni di euro. E, oltre tutto, nuove assunzioni programmate, destinate a chi non può proprio fare a meno dei mattoncini colorati.

Apple supera 600 USD

Apple

Per la prima volta nella sua storia, le quotazioni dei titoli Apple hanno superato quota 600 dollari. Un incremento consolidatosi nella mattinata di ieri, quando le azioni della compagnia di Cupertino hanno guadagnato 1,8 punti percentuali scavalcando la soglia dei 600 dollari, per poi ripiegare parzialmente sotto la cifra psicologica fino a ieri mai raggiunta. Una quotazione che ha portato la società californiana a una capitalizzazione di mercato complessiva pari a circa 552 miliardi di dollari.

L’impressione è tuttavia che quella dei 600 dollari sia solo una prima tappa nella strada dello sviluppo di mercato dell’azienda. Apple inizierà infatti a vendere i nuovi iPad in questi giorni, riducendo inoltre il prezzo delle precedenti versioni: mosse strategiche che potrebbero incrementare il gap positivo che Apple ha già accumulato nei confronti dei principali concorrenti di mercato.

“La creatività della compagnia ha condotto le azioni su questo livello” – ha dichiarato un’analisi della Federated Investors – “i nuovi prodotti e gli sforzi finanziari potrebbero condurre il titolo su soglie ulteriormente superiori”. Alla data di ieri, Apple aveva pertanto garantito un rendimento di ben 555 punti percentuali negli ultimi cinque anni, andando a superare la performance media dell’indice Standard & Poor’s (+ 543%).

Nel corso del mese di febbraio, Apple è riuscita a tagliare il traguardo dei 500 miliardi di capitalizzazione: solamente altre cinque società statunitensi erano riusciti a superare questa soglia. Riuscirà ad essere la prima azienda a siglare il traguardo dei 700 miliardi di dollari, contribuendo in tal modo a far dimenticare, almeno parzialmente, la storica leadership di Steve Jobs?

Nuovo BTP Italia: come funziona

BTP Italia

Di facile accesso, privo di rischi e di commissioni di sottoscrizione: sembrano essere queste le principali caratteristiche del nuovo titolo di Stato che il Ministero dell’Economia ha approntato, e che si appresta ad essere lanciato sul mercato (la chiusura della prima finestra è infatti stata fissata nel 22 marzo2012).

Sul facile accesso e utilizzo di questo prodotto, tanto è stato detto dal Tesoro. Lo strumento viene infatti emesso alla pari (contrariamente a quanto avviene con le sottoscrizioni di Bot, emessi sotto la pari) e, di conseguenza, l’investitore può scegliere con comodità e immediatezza quanto impiegare, con un minimo di 1.000 euro. Inoltre, nessun risparmiatore correrà il rischio di essere tagliato fuori dalle sottoscrizioni (come invece avviene con le aste, dove l’ammontare di titoli emessi dipende dall’offerta del Tesoro): l’emissione sarà infatti “a rubinetto”, senza alcun limite predeterminato.

Il titolo di Stato non prevede pertanto una remunerazione basata sullo scarto di emissione, come avviene per i Bot, bensì attraverso una cedola variabile, con cadenza semestrale, con redditività indicizzato al tasso di inflazione registrata in Italia. La rivalutazione del capitale sarà corrisposta con periodicità semestrale, congiuntamente alla cedola. E’ inoltre presente un rendimento supplementare, pari al 4 per mille, che viene riservato alle sole persone fisiche che detengono il nuovo Btp Italia fino alla scadenza (di quattro anni).

Il nuovo titolo di Stato è infine sottoscrivibile senza pagamento di alcuna commissione di sottoscrizione. L’operazione può essere effettuata direttamente e autonomamente online o, in alternativa, mediante il tradizionale sportello bancario o alle Poste.

Diasorin, buona crescita dei ricavi 2011

Diasorin

Sono molto positivi i dati di fatturato di Diasorin per il 2011. La società ha infatti affermato di aver chiuso il 2011 con un volume di ricavi netti consolidati (di gruppo) pari a 440 milioni di euro, in sviluppo dell’8,8% rispetto a quanto riscontrato nello stesso periodo dello scorso anno, con uno sviluppo di 10,4 punti percentuali a tassi di cambio costanti. Nel corso del solo quarto trimestre dello scorso anno i ricavi hanno evidenziato un miglioramento piuttosto significativo nel tasso di crescita sequenziale rispetto a quanto era stato conseguito dal gruppo nello stesso periodo del 2010.

Per quanto concerne le righe più basse del conto economico consolidato, segnaliamo la presenza di un EBITDA pari a 190 milioni di euro, in crescita di 13,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente, con un incidenza sul fatturato che sale dal 41,3% del 2010 all’attuale 43,2%. Per quanto riguarda l’EBIT, il livello del 2011 è stato pari a 163,3 milioni di euro, in sviluppo di 12,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, e pari a un’incidenza sul fatturato di 37,1 punti percentuali (contro i 36 punti percentuali del 2010). Nel 2011 oneri finanziari netti pari a 5,1 milioni di euro contro 0,6 milioni di euro del 2010.

Infine, per quanto riguarda il livello dell’utile netto consolidato, nel 2011 conseguiti 99,6 milioni di euro, in sviluppo di 10,2 punti percentuali rispetto ai 90,4 milioni di euro dell’anno precedente. Il risultato per azione base è pari a 1,82 euro, contro 1,64 euro per il 2010, mentre l’utile per azione diluito ammonta a 1,81 euro, contro 1,64 euro del 2010. L’effetto del buy back sulla media delle azioni in circolazione è stato infine negativo per 835.312 azioni.

Enel, pubblicato il piano di investimenti 2012 – 2016

enel

Enel ha pubblicato il proprio piano industriale quinquennale, all’interno del quale spicca il programma di investimenti deliberati per il 2012 – 2016. Investimenti piuttosto ingenti, che la società ha in mente di distribuire all’interno delle sue principali divisioni, per attività da consolidare sia in Italia che nei mercati internazionali.

Entrando in maniera più specifica sui contenuti del piano industriale, evidenziamo la presenza di impieghi complessivi per 27 miliardi di euro, da realizzarsi entro la fine del 2016, in buona parte rappresentati dagli investimenti italiani, che ammontano a un totale di oltre 7,1 miliardi di euro. Di tutti gli impieghi italiani, circa il 65% verranno assorbiti dalla Divisione Infrastrutture, con progetti di potenziamento della rete locale, mentre i restanti saranno distribuiti tra il 30% della Divisione Generazione ed Energy Management e il 5% della Divisione Mercato.

Sul fronte dell’aria Iberia, il piano industriale Enel prevede investimenti per circa 5,3 miliardi di euro, il 55% dei quali destinati ad attività regolate, e il 45% dei quali riservate ad attività non regolate. Per quanto invece riguarda gli investimenti in Sud America, gli impieghi ammontano a 5,4 miliardi di euro, il 60% dei quali destinato a supportare attività regolate (il 40% alle attività non regolate).

Nella Divisione Internazionale, Enel riserva invece 4 miliardi di euro di investimenti, prevalentemente concentrati in Slovacchia, dove la compagnia auspica di investire il 55% di quanto stanziato, seguito da un 30% in Russia e di un 15% sparso tra i rimanenti Paesi in orbita Divisione. Da ultimo, 6,1 miliardi di euro saranno destinati al supporto degli investimenti nella divisione delle energie rinnovabili, sulla quale Enel vuole puntare sforzi ingenti nel breve e nel medio termine.

Seat Pagine Gialle, ok al salvataggio

Via libera alla ristrutturazione del debito SeatGli istituti di credito e i possessori di titoli obbligazionari hanno dato il proprio via libera alla ristrutturazione del debito che permetterà di salvare il gruppo Seat, gestore delle Pagine Gialle. Il consenso è stato espresso, con il quorum associativo richiesto, dalle banche e dagli obbligazionisti Lighthouse, che hanno di fatto permesso di compiere il primo passo nei confronti del salvataggio della società in difficoltà.

Quella degli scorsi giorni era infatti la prima scadenza utile per poter fornire l’assenso alla ristrutturazione del debito del gruppo Seat, attualmente pari a oltre 2,7 miliardi di euro: ebbene, come era atteso dai più, due delle tre categorie di creditori che devono esprimersi positivamente in merito al riassetto dell’esposizione passiva, hanno espresso il loro benestare con un quorum che ha superato il 75%, limite minimo per poter sancire la ratifica del piano di ristrutturazione.

È ora atteso l’ultimo via libera da parte del terzo gruppo di creditori, che dovrebbero riunirsi nei prossimi giorni e, comunque, entro e non oltre il 7 marzo, data ultime per poter raggiungere l’atteso quorum.

I creditori che invece hanno espresso il proprio asseso, riceveranno già entro oggi una commissione pari a 1 punto percentuale. Quelli che invece aderiranno entro il 7 marzo riceveranno una commissione ridotta a 0,4 punti percentuali. Per quanto concerne invece la posizione degli obbligazionisti senior, il riconoscimento della commissione più alta è stato esteso in maniera uniforme anche nell’arco temporale che conduce alla data del 7 marzo.

Asta Btp, collocamento positivo da parte del Tesoro

Il Tesoro comunica dati soddisfacenti sull'asta Btp.

Stando a quanto comunicato dall’esecutivo, il Tesoro ha collocato 3,75 miliardi di euro di Btp a 10 anni, conquistando pertanto il livello massimo di emissioni che aveva prefissato in budget. Le richieste da parte degli investitori erano invece state pari a 5 miliardi di euro, confermando pertanto il soddisfacente appeal per i titoli di debito pubblico nazionali. Di conseguenza, il tasso di interesse è sceso ancora, passando dal 6,08% dell’asta del 30 gennaio 2012 all’attuale 5,50%.

Positivo anche l’andamento dell’asta Btp a 5 anni, con collocamento pari a 2,5 miliardi di euro (ammontare massimo prestabilito) e richieste in consolidato aumento. Il tasso di interesse di remunerazione sui titoli a 5 anni è così calato dal precedente 5,39% di gennaio all’attuale 4,19%.

Per quanto concerne l’andamento dello spread tra Btp e gli equivalenti Bund tedeschi sul mercato secondario (cioè, su quello che non riguarda le nuove emissioni), il differenziale è attualmente intorno a quota 350 punti, per un rendimento dei Btp a 10 anni pari a 5,36 punti percentuali, inferiore – pertanto – a quanto stabilito nel corso dell’ultima asta. Discorso similare per quanto concerne i Btp a 5 anni, con tasso di interesse di remunerazione pari a 4,19 punti percentuali, contro i 3,9 punti percentuali per quanto riguarda i titoli che attualmente sono in quotazione sul mercato secondario.

“Le aste di Btp sono andate molto bene” – ha dichiarato Chiara Manenti, strategist di Intesa Sanpaolo – “con rendimenti sul titolo a 10 anni in calo di 58 punti base dall’asta di febbraio”.

Saras, trimestrale oltre le attese

Saras chiude ultimo trimestre 2011 con buoni risultati

I risultati del quarto trimestre 2011 conseguiti da Saras hanno superato la maggior parte delle aspettative degli analisti di mercato. I ricavi ottenuti dal gruppo hanno infatti incrementato il proprio livello di 28 punti percentuali, mentre i margini operativi sono diminuiti in maniera corposa, ma sempre meno rispetto a quanto stimato dagli osservatori finanziari.

Più nel dettaglio, nel quarto periodo del 2011 osserviamo un risultato netto pari a 10,3 milioni di euro, contro una perdita netta di 3,5 milioni di euro conseguita nello stesso periodo dello scorso anno. A sorprendere è comunque, soprattutto, il giro d’affari, gonfiatosi per 28 punti percentuali a 2,9 miliardi di euro, e il margine operativo lordo, sceso del 31% a 55 milioni di euro, con un dato positivo appartenente alla divisione raffinazione, che ha chiuso il trimestre con un segno positivo per 5 milioni di euro.

Con l’occasione della pubblicazione dei dati trimestrali, Saras ha altresì fatto il punto sull’intero 2011, che ha in parte replicato l’ottimo trend di fine esercizio. Il ricavato complessivo delle attività caratteristiche è così salito del 28% a 11 miliardi di euro, mentre il margine operativo lordo a 266 milioni di euro, con un incremento del 79%. In merito al trend del fatturato, sembra scontato che la determinante fondamentale influenzante il positivo sviluppo del giro d’affari sia stato relativo all’andamento dei prezzi dei carburanti: nel 2011 il diesel è stato mediamente scambiato a 958 dollari la tonnellata, contro i 683 dollari di media dell’esercizio precedente, mentre la benzina è passata dalla media di 730 dollari del 2010 all’attuale media di 979 dollari.

“Nonostante il difficile quadro macroeconomico” – dichiara una nota della società – “il Gruppo Saras ha ottenuto un risultato solido nel quarto trimestre del 2011, frutto del contributo corale di tutti i settori. In particolare, il settore raffinazione ha conseguito un Ebitda comparable positivo per circa 5 milioni di euro, ivi inclusi i proventi realizzati con gli strumenti derivati utilizzati nelle operazioni di copertura, grazie a una buona prestazione operativa e una gestione ottimale delle opportunità offerte dalla volatilità di mercato”.

Telecom Italia conferma obiettivi di riduzione debito

Telecom Italia aggiorna il monte dividendi

Telecom Italia ha diramato una nota nella quale conferma il target di riduzione del debito per il 2013. Nella comunicazione a firma del gruppo, infatti, la società telefonica ribadisce la volontà di condurre la struttura finanziaria netta su una posizione rettificata a 25 miliardi di euro a fine dell’esercizio 2013, indicando per gli anni successivi un rapporto con l’Ebitda (ovvero, l’utile prima di interessi, imposte e ammortamento) pari a 2.

Con la stessa occasione, Telecom Italia afferma altresì di avere aggiornato al 2014 il proprio piano industriale, sostenendo che il flusso di cassa accumulato dovrebbe assestarsi intorno a quota 22 miliardi di euro. Più sul breve termine, la compagnia telefonica sostiene che per il 2012 i ricavi dovrebbero rimanere sostanzialmente sulle stesse posizioni assunte alla fine del 2011; stabilità stimata anche per l’utile operativo. Il debito netto rettificato dovrebbe invece giungere a quota 27,5 miliardi di euro.

Per quanto concerne i dati consolidati e un loro confronto con le precedenti stime, ricordiamo come nel corso del 2011 Telecom avesse previsto un livello di liquidità cumulata pari a 22 miliardi di euro, una posizione finanziaria netta rettificata pari a 25 miliardi di euro (stima pertanto confermata dalle ultime evoluzioni in materia) e un incremento annuo del volume dei dividendi complessivi pari a 15 punti percentuali.

Proprio i termini di dividendo hanno sorpreso buona parte degli analisti, visto e considerato che il gruppo telefonico ha annunciato di aver ridotto gli stessi nel tentativo di conservare il proprio rating, posto in serio pericolo di stabilità a causa della crisi finanziaria. Il gruppo ha in merito annunciato di voler proporre una cedola a 900 milioni di euro contro i precedenti 1,2 miliardi di euro. Una inversione di tendenza piuttosto netta rispetto al precedente auspicio di incremento.

Volkswagen, utili raddoppiati

Volkswagen raddoppia gli utili

Buone notizie per gli azionisti e gli stakeholders Volkswagen: stando a quanto appena affermato dal consiglio di amministrazione del gruppo, le vendite e i profitti netti della compagnia sarebbero cresciuti in maniera molto significativa, suscitando nei membri del cda la volontà di innalzare la cedola delle azioni del gruppo a quota 3 euro per azione.

Più nel dettaglio, nel corso del 2011 Volkswagen avrebbe raggiunto utili operativi per 11,3 miliardi di euro, in incremento di 57,8 punti percentuali rispetto ai 7,23 miliardi di euro conseguiti nel corso dell’anno precedente. Il merito di questo boom dell’utile operativo è riconducibile fondamentalmente alla forte crescita del fatturato, dato in rialzo di 25,5 punti percentuali a 159,3 miliardi di euro. Tuttavia, oltre al deciso apprezzamento del fatturato, una motivazione complice nello straordinario aumento degli utili è stato certamente ricollegabile al guadagno contabile straordinario legato alla nuova valutazione di opzioni su azioni.

Al di la di meri calcoli contabili, Volkswagen può oggi vantare su una liquidità netta del settore auto pari a 17 miliardi di euro: una situazione pressochè ideale in uno scenario di tensioni quale quello odierno, che ha spinto – come sopra anticipavano – il cda a proporre un aumento di dividendo di 80 centesimi di euro per ogni azione (da 2,20 euro nel 2010 a 3 euro nel 2011) e a quota 3,06 euro per le azioni privilegiate (da 2,26 euro).

Per quanto infine concerne i dati commerciali, consegne in crescita di 14,7 punti percentuali a 8,3 milioni di unità: per la prima volta nella sua storia, Volkswagen ha così superato la soglia psicologica delle 8 milioni di unità, affermando altresì di voler “continuare il suo percorso di crescita strategico acquisendo Porsche Holding Salzburg e aumentando la sua quota nel costruttore di camion Man”.

Snam e Fluxys fanno shopping da Eni

Snam e Fluxys acquistano 150 mln asset da Eni

Snam e Fluxys hanno raggiunto un importante accordo che le condurrà a rilevare le partecipazioni che Eni detiene nella britannica Interconnector, nel terminal della stessa società di Zeebrugge e nell’operatore Huberator. A ufficializzare l’intesa una nota delle parti protagoniste in causa, secondo cui Snam e Fluxys parteciperanno all’investimento su base paritetica, acquisendo le partecipazioni per un ammontare complessivo che dovrebbe avvicinarsi ai 150 milioni di euro, e con un termine potenziale di formalizzazione della transazione entro la seconda metà dell’anno in corso.

Più nel dettaglio, la nota precisa come Snam e Fluxys andranno ad acquisire congiuntamente da Eni il 16,41% dell’operatore Interconnector, che gestisce il gasdotto sottomarino che collega il Regno Unito con il Belgio, il 51% di Interconnector Zeebrugge Terminal, che comprende gli impianti di compressione che collegano il già ricordato gasdotto Interconnector, e il 10% di Huberator, la società controllata da Fluxys che gestisce l’hub di smistamento e commercio del gas di Zeebrugge.

Si tratta, a ben vedere, di un’operazione molto significativa per il comparto del gas, e di una transazione particolarmente gradita anche per Eni, che può in tal modo liquidare alcuni suoi asset comunque non fondamentali, ad un prezzo di mercato che gli analisti stanno ritenendo particolarmente congruo. Nelle prossime ore è comunque attesa un’analisi più approfondita da parte degli osservatori, che stimeranno i risvolti sui conti di bilancio.

Borsa italiana in rialzo sui dati cinesi

Borsa italiana in ripresa - 20 febbraio 2012

Mercati finanziari in ripresa nella giornata odierna, grazie principalmente alla linfa generata dalle decisioni della Cina di allentare la propria politica monetaria, per poter così contrastare più efficacemente il rallentamento della crescita del Paese asiatico. L’altra grande determinante del buon avvio di Borsa è invece relativa alle voci indiscrete che danno come imminente un accordo per il via libera del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia.

In particolare, tuttavia, non possiamo non soffermarci sulla importante decisione assunta dalla Banca Centrale Cinese, la quale ha annunciato un taglio di 0,5 punti percentuali del coefficiente di riserve obbligatorie per le banche cinesi, con una mossa che gli esperti di Societe Generale hanno commentato essere “sorprendente in termini di tempistica ma, necessaria, considerato il rallentamento dell’economia del Paese”.

Oltre a quanto avviene in Cina, particolarmente importanza sta avendo quanto accade nell’Eurozona, con i ministri delle Finanze che si riuniranno tra poche ore per – probabilmente – dare il via libera al secondo pacchetto di aiuti alla Grecia. Già durante lo scorso venerdì erano arrivate diverse rassicurazioni sull’evoluzione positive della vicenda greca, con la possibilità di un contributo degli istituti monetari centrali della zona euro, sostenuto dagli acquisti di governativi periferici, i quali hanno ridotto il gap rispetto al debito core tedesco.

Lo spread, intanto, tocca i 360 punti base, in una giornata in cui i titoli bancari sembrano poter garantire una discreta soddisfazione agli azionisti, con Banco Popolare in rialzo di 2,73 punti percentuali a 1,46 euro, e Banca Popolare di Milano in apprezzamento di 2,24 punti percentuali a 0,47 euro. Bene anche Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca, in aumento di almeno 1 punto percentuale.

Moody’s taglia il rating a 114 banche

Moody's taglia rating a 114 banche

Oltre a quanto sopra, l’agenzia ha ridotto il rating anche a nove gruppi assicurativi europei, tra cui spiccano gli italianissimi nomi di Unipol e di Generali, e di altre numerose aziende del comparto finanziario.

Nel comunicato che introduceva la riduzione del rating, Moody’s spiega come l’abbassamento delle valutazioni è legato al “negativo e prolungato impatto della crisi dell’area euro, che rende molto difficile la situazione operativa per le banche europee”. Di qui, anche la presumibile intenzione di tenere sotto stretta osservazione l’andamento degli istituti già penalizzati, con potenziali nuove riduzioni di rating nel prossimo futuro a breve termine.

La decisione di Moody’s non ha colto impreparati gli analisti finanziari. Era d’altronde attesa una raffica di contrazioni nelle valutazioni del debito, dopo il taglio del giudizio sul debito sovrano italiano, passato da A2 ad A3. Un elemento che – unitamente alle straordinarie difficoltà della Grecia e dell’Euro – ha indotto l’agenzia a ridurre il proprio giudizio qualitativo su banche e assicurazioni italiane.

Commentando quanto agito da Moody’s, il Ministro Corrado Passera ha affermato che “la sensazione è che siano valutazioni che guardano indietro e non davanti” Tuttavia, ha continuato il membro dell’esecutivo, “teoricamente non bisognerebbe fare commenti sul rating”. La BCE fa invece sapere che le iniziative a sostegno della liquidità hanno attenuato le tensioni sui mercati, e che nel corso del 2012 è prevista una ripresa molto graduale dell’economia dell’area euro.

Fondazione MPS pronta a vendere il 15% della banca

Fondazione Monte Paschi Siena

Con una decisione particolarmente sofferta, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena si dice pronta a cedere una quota del capitale sociale dell’istituto di credito fino al 15%. Una scelta utile per poter abbattere il proprio debito, consentendo nel contempo a nuovi controparti “strategiche” di poter entrare nell’assemblea societaria dell’istituto bancario, da sempre particolarmente attaccato agli umori del suo ente fondativo.

Sulla base di questa storica decisione, la quota della Fondazione calerà al 33,5%, una soglia ben lontana dal 50% finora sfiorata, ma pur sempre al di sopra del livello minimo utile per potersi garantire il diritto di veto in assemblea straordinaria. Sui nomi potenzialmente interessati per l’acquisizione di questo pacchetto partecipativo, per il momento vi sono – ovviamente – solo delle mere indiscrezioni: i nomi più ricorrenti sono quelli del fondo Equinox e, soprattutto, di Clessidra.

Ricordiamo in proposito come qualsiasi cessione della partecipazione della fondazione debba essere preventivamente autorizzata dal ministero dell’Economia, e come siano stati vani tutti gli sforzi compiuti dalla Fondazione per evitare la sgradita vendita dell’importante partecipazione azionaria. In extremis, la presidenza della Fondazione MPS aveva cercato di richiedere un finanziamento a Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca: una linea di credito che avrebbe permesso all’ente di rimodulare il proprio debito, potendo nel tempo guadagnare del tempo utile per riposizionarsi sul mercato.

Le negoziazioni con gli istituti di credito hanno tuttavia avuto un esito particolarmente deludente: di qui la sostanziale via obbligata relativa alla cessione della preziosa quota in Monte Paschi Siena.