Lego compie 80 anni con risultati positivi

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Leg godt. Due parole che, alla grande maggioranza dei nostri lettori, non significheranno granchè. Ma contraendo questi due vocaboli danesi (che, per la cronaca, voglion dire: “gioca bene”), si ottiene Lego divenendo, per tutti, sinonimo di gioco e divertimento. Il big del settore ludico internazionale compie infatti 80 anni, e si prepara a spegnere le candeline con risultati di bilancio davvero straordinari, rappresentati sinteticamente da un utile pari a 760 milioni di euro, in forte incremento rispetto ai 668 milioni di euro conseguiti nel corso dell’anno precedente.

Uno sviluppo, quello della Lego, che ha quasi del miracoloso in un mondo sempre più digitale. Eppure l’appeal dei mattoncini continua a persistere, consolidandosi su livelli ben duri a morire. Non c’è serie cinematografica o televisiva che non abbia i suoi alter ego in miniatura, e non c’è bambino che non abbia provato almeno una volta a costruire una casa, un’auto e o un semplice muro di mattoncini. In Europa come nel resto del mondo, le vendite della società danese (che ha meno di 10 mila lavoratori) continuano a svilupparsi di buona lena.

E quindi non sorprendano i dati che seguono: fatturato in crescita di 17 punti percentuali a 2,514 miliardi di euro contro i 2,150 miliardi del 2010; quota di mercato ancora sopra i 7 punti percentuali nonostante la concorrenza (più che altro, sul pricing) di operatori asiatici e, in particolar modo, cinesi. Risultato netto che, come già ricordato, ha sfondato la soglia dei 750 milioni di euro. E, oltre tutto, nuove assunzioni programmate, destinate a chi non può proprio fare a meno dei mattoncini colorati.

Apple supera 600 USD

Apple

Per la prima volta nella sua storia, le quotazioni dei titoli Apple hanno superato quota 600 dollari. Un incremento consolidatosi nella mattinata di ieri, quando le azioni della compagnia di Cupertino hanno guadagnato 1,8 punti percentuali scavalcando la soglia dei 600 dollari, per poi ripiegare parzialmente sotto la cifra psicologica fino a ieri mai raggiunta. Una quotazione che ha portato la società californiana a una capitalizzazione di mercato complessiva pari a circa 552 miliardi di dollari.

L’impressione è tuttavia che quella dei 600 dollari sia solo una prima tappa nella strada dello sviluppo di mercato dell’azienda. Apple inizierà infatti a vendere i nuovi iPad in questi giorni, riducendo inoltre il prezzo delle precedenti versioni: mosse strategiche che potrebbero incrementare il gap positivo che Apple ha già accumulato nei confronti dei principali concorrenti di mercato.

“La creatività della compagnia ha condotto le azioni su questo livello” – ha dichiarato un’analisi della Federated Investors – “i nuovi prodotti e gli sforzi finanziari potrebbero condurre il titolo su soglie ulteriormente superiori”. Alla data di ieri, Apple aveva pertanto garantito un rendimento di ben 555 punti percentuali negli ultimi cinque anni, andando a superare la performance media dell’indice Standard & Poor’s (+ 543%).

Nel corso del mese di febbraio, Apple è riuscita a tagliare il traguardo dei 500 miliardi di capitalizzazione: solamente altre cinque società statunitensi erano riusciti a superare questa soglia. Riuscirà ad essere la prima azienda a siglare il traguardo dei 700 miliardi di dollari, contribuendo in tal modo a far dimenticare, almeno parzialmente, la storica leadership di Steve Jobs?

Diasorin, buona crescita dei ricavi 2011

Diasorin

Sono molto positivi i dati di fatturato di Diasorin per il 2011. La società ha infatti affermato di aver chiuso il 2011 con un volume di ricavi netti consolidati (di gruppo) pari a 440 milioni di euro, in sviluppo dell’8,8% rispetto a quanto riscontrato nello stesso periodo dello scorso anno, con uno sviluppo di 10,4 punti percentuali a tassi di cambio costanti. Nel corso del solo quarto trimestre dello scorso anno i ricavi hanno evidenziato un miglioramento piuttosto significativo nel tasso di crescita sequenziale rispetto a quanto era stato conseguito dal gruppo nello stesso periodo del 2010.

Per quanto concerne le righe più basse del conto economico consolidato, segnaliamo la presenza di un EBITDA pari a 190 milioni di euro, in crescita di 13,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente, con un incidenza sul fatturato che sale dal 41,3% del 2010 all’attuale 43,2%. Per quanto riguarda l’EBIT, il livello del 2011 è stato pari a 163,3 milioni di euro, in sviluppo di 12,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, e pari a un’incidenza sul fatturato di 37,1 punti percentuali (contro i 36 punti percentuali del 2010). Nel 2011 oneri finanziari netti pari a 5,1 milioni di euro contro 0,6 milioni di euro del 2010.

Infine, per quanto riguarda il livello dell’utile netto consolidato, nel 2011 conseguiti 99,6 milioni di euro, in sviluppo di 10,2 punti percentuali rispetto ai 90,4 milioni di euro dell’anno precedente. Il risultato per azione base è pari a 1,82 euro, contro 1,64 euro per il 2010, mentre l’utile per azione diluito ammonta a 1,81 euro, contro 1,64 euro del 2010. L’effetto del buy back sulla media delle azioni in circolazione è stato infine negativo per 835.312 azioni.

Enel, pubblicato il piano di investimenti 2012 – 2016

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Enel ha pubblicato il proprio piano industriale quinquennale, all’interno del quale spicca il programma di investimenti deliberati per il 2012 – 2016. Investimenti piuttosto ingenti, che la società ha in mente di distribuire all’interno delle sue principali divisioni, per attività da consolidare sia in Italia che nei mercati internazionali.

Entrando in maniera più specifica sui contenuti del piano industriale, evidenziamo la presenza di impieghi complessivi per 27 miliardi di euro, da realizzarsi entro la fine del 2016, in buona parte rappresentati dagli investimenti italiani, che ammontano a un totale di oltre 7,1 miliardi di euro. Di tutti gli impieghi italiani, circa il 65% verranno assorbiti dalla Divisione Infrastrutture, con progetti di potenziamento della rete locale, mentre i restanti saranno distribuiti tra il 30% della Divisione Generazione ed Energy Management e il 5% della Divisione Mercato.

Sul fronte dell’aria Iberia, il piano industriale Enel prevede investimenti per circa 5,3 miliardi di euro, il 55% dei quali destinati ad attività regolate, e il 45% dei quali riservate ad attività non regolate. Per quanto invece riguarda gli investimenti in Sud America, gli impieghi ammontano a 5,4 miliardi di euro, il 60% dei quali destinato a supportare attività regolate (il 40% alle attività non regolate).

Nella Divisione Internazionale, Enel riserva invece 4 miliardi di euro di investimenti, prevalentemente concentrati in Slovacchia, dove la compagnia auspica di investire il 55% di quanto stanziato, seguito da un 30% in Russia e di un 15% sparso tra i rimanenti Paesi in orbita Divisione. Da ultimo, 6,1 miliardi di euro saranno destinati al supporto degli investimenti nella divisione delle energie rinnovabili, sulla quale Enel vuole puntare sforzi ingenti nel breve e nel medio termine.

Saras, trimestrale oltre le attese

Saras chiude ultimo trimestre 2011 con buoni risultati

I risultati del quarto trimestre 2011 conseguiti da Saras hanno superato la maggior parte delle aspettative degli analisti di mercato. I ricavi ottenuti dal gruppo hanno infatti incrementato il proprio livello di 28 punti percentuali, mentre i margini operativi sono diminuiti in maniera corposa, ma sempre meno rispetto a quanto stimato dagli osservatori finanziari.

Più nel dettaglio, nel quarto periodo del 2011 osserviamo un risultato netto pari a 10,3 milioni di euro, contro una perdita netta di 3,5 milioni di euro conseguita nello stesso periodo dello scorso anno. A sorprendere è comunque, soprattutto, il giro d’affari, gonfiatosi per 28 punti percentuali a 2,9 miliardi di euro, e il margine operativo lordo, sceso del 31% a 55 milioni di euro, con un dato positivo appartenente alla divisione raffinazione, che ha chiuso il trimestre con un segno positivo per 5 milioni di euro.

Con l’occasione della pubblicazione dei dati trimestrali, Saras ha altresì fatto il punto sull’intero 2011, che ha in parte replicato l’ottimo trend di fine esercizio. Il ricavato complessivo delle attività caratteristiche è così salito del 28% a 11 miliardi di euro, mentre il margine operativo lordo a 266 milioni di euro, con un incremento del 79%. In merito al trend del fatturato, sembra scontato che la determinante fondamentale influenzante il positivo sviluppo del giro d’affari sia stato relativo all’andamento dei prezzi dei carburanti: nel 2011 il diesel è stato mediamente scambiato a 958 dollari la tonnellata, contro i 683 dollari di media dell’esercizio precedente, mentre la benzina è passata dalla media di 730 dollari del 2010 all’attuale media di 979 dollari.

“Nonostante il difficile quadro macroeconomico” – dichiara una nota della società – “il Gruppo Saras ha ottenuto un risultato solido nel quarto trimestre del 2011, frutto del contributo corale di tutti i settori. In particolare, il settore raffinazione ha conseguito un Ebitda comparable positivo per circa 5 milioni di euro, ivi inclusi i proventi realizzati con gli strumenti derivati utilizzati nelle operazioni di copertura, grazie a una buona prestazione operativa e una gestione ottimale delle opportunità offerte dalla volatilità di mercato”.

Telecom Italia conferma obiettivi di riduzione debito

Telecom Italia aggiorna il monte dividendi

Telecom Italia ha diramato una nota nella quale conferma il target di riduzione del debito per il 2013. Nella comunicazione a firma del gruppo, infatti, la società telefonica ribadisce la volontà di condurre la struttura finanziaria netta su una posizione rettificata a 25 miliardi di euro a fine dell’esercizio 2013, indicando per gli anni successivi un rapporto con l’Ebitda (ovvero, l’utile prima di interessi, imposte e ammortamento) pari a 2.

Con la stessa occasione, Telecom Italia afferma altresì di avere aggiornato al 2014 il proprio piano industriale, sostenendo che il flusso di cassa accumulato dovrebbe assestarsi intorno a quota 22 miliardi di euro. Più sul breve termine, la compagnia telefonica sostiene che per il 2012 i ricavi dovrebbero rimanere sostanzialmente sulle stesse posizioni assunte alla fine del 2011; stabilità stimata anche per l’utile operativo. Il debito netto rettificato dovrebbe invece giungere a quota 27,5 miliardi di euro.

Per quanto concerne i dati consolidati e un loro confronto con le precedenti stime, ricordiamo come nel corso del 2011 Telecom avesse previsto un livello di liquidità cumulata pari a 22 miliardi di euro, una posizione finanziaria netta rettificata pari a 25 miliardi di euro (stima pertanto confermata dalle ultime evoluzioni in materia) e un incremento annuo del volume dei dividendi complessivi pari a 15 punti percentuali.

Proprio i termini di dividendo hanno sorpreso buona parte degli analisti, visto e considerato che il gruppo telefonico ha annunciato di aver ridotto gli stessi nel tentativo di conservare il proprio rating, posto in serio pericolo di stabilità a causa della crisi finanziaria. Il gruppo ha in merito annunciato di voler proporre una cedola a 900 milioni di euro contro i precedenti 1,2 miliardi di euro. Una inversione di tendenza piuttosto netta rispetto al precedente auspicio di incremento.

Snam e Fluxys fanno shopping da Eni

Snam e Fluxys acquistano 150 mln asset da Eni

Snam e Fluxys hanno raggiunto un importante accordo che le condurrà a rilevare le partecipazioni che Eni detiene nella britannica Interconnector, nel terminal della stessa società di Zeebrugge e nell’operatore Huberator. A ufficializzare l’intesa una nota delle parti protagoniste in causa, secondo cui Snam e Fluxys parteciperanno all’investimento su base paritetica, acquisendo le partecipazioni per un ammontare complessivo che dovrebbe avvicinarsi ai 150 milioni di euro, e con un termine potenziale di formalizzazione della transazione entro la seconda metà dell’anno in corso.

Più nel dettaglio, la nota precisa come Snam e Fluxys andranno ad acquisire congiuntamente da Eni il 16,41% dell’operatore Interconnector, che gestisce il gasdotto sottomarino che collega il Regno Unito con il Belgio, il 51% di Interconnector Zeebrugge Terminal, che comprende gli impianti di compressione che collegano il già ricordato gasdotto Interconnector, e il 10% di Huberator, la società controllata da Fluxys che gestisce l’hub di smistamento e commercio del gas di Zeebrugge.

Si tratta, a ben vedere, di un’operazione molto significativa per il comparto del gas, e di una transazione particolarmente gradita anche per Eni, che può in tal modo liquidare alcuni suoi asset comunque non fondamentali, ad un prezzo di mercato che gli analisti stanno ritenendo particolarmente congruo. Nelle prossime ore è comunque attesa un’analisi più approfondita da parte degli osservatori, che stimeranno i risvolti sui conti di bilancio.

Ducati in vendita a 1 miliardo di euro

Ducati è in vendita a un miliardo di euro

La nota compagnia costruttrice di moto Ducati è in vendita. A rivelarlo è la stessa società che detiene il pacchetto di asset dell’azienda, la Investindustrial, che vuole rilanciare le prospettive del brand su scala mondiale, attraverso una collaborazione che possa interessare un operatore di primo piano sul panorama internazionale.

Ducati è attualmente un’azienda perfetta” – ha precisato Andrea Bonomi, presidente di Investindustrial, al Financial Times – “ma per un’ulteriore crescita ha bisogno di un partner industriale di classe mondiale. Quest’anno lavoreremo per trovare quel partner”. Un’affermazione che ha il retrogusto di una cessione di buona parte del marchio, per un controvalore che secondo gli analisti potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro, una cifra pressochè tripla rispetto all’originario investimento iniziale.

Già sul finire dello scorso anno – ricorda ancora il Financial Times – la Investindustrial aveva dato mandato a Deutsche Bank e a Goldman Sachs per la valutazione di una possibile quotazione sui mercati azionari di Hong Kong. Tuttavia la strada della Ipo sembra essere, almeno in questo momento, posta in secondo piano rispetto alla vendita del marchio a un investitore internazionale che potrebbe valorizzarlo al meglio su scala globale.

Bonomi ha in merito precisato che sia in Asia, che negli Usa, che nel vecchio Continente, numerosi sarebbero gli operatori interessati a Ducati, gruppo che – per tradizione e potenzialità future – fa ovviamente gola a molti. Secondo le indiscrezioni ritenute più attendibili, tra questi figurerebbero gli indiani di Mahindra, e marchi più vicini come Bmw, Mercedes e Volkswagen (con Bmw che, ad onor di cronaca, avrebbe tuttavia confermato il disinteresse ad un’operazione societaria di questo tipo).

Oggi Ducati detiene il 10,5% del mercato mondiale delle auto sportive, e la sua storia si avvia a compiere il centenario. Due elementi di solidità che non potranno non passare inosservati agli occhi degli investitori internazionali.

Edison, il 2011 si chiude in perdita

Bene, invece, il giro d’affari: i ricavi da prestazioni di Edison sono infatti cresciuti di 15,8 punti percentuali a quota 12,097 miliardi di euro, mentre il margine operativo lordo – uno dei principali simboli della bontà (o meno!) della gestione caratteristica – si è fermato a quota un miliardi di euro, in flessione di 26,7 punti percentuali rispetto allo scorso anno.

Il consiglio di amministrazione ha inoltre espresso parere positivo sugli accordi finali per consentire il riassetto societario di Edison e di Edipower. Le principali azioni strutturali concernono la vendita della partecipazione sociale in Edipower a Delmi, e la sottoscrizione del contratto di fornitura di gas da Edison a Edipower, con mandato all’ad di finalizzare e concludere la fase di sottoscrizione.

Stando a quanto previsto dalla società, la vendita della partecipazione in Edipower a Delmi libererà risorse da destinare allo sviluppo delle attività di Edison, migliorando la propria posizione finanziaria netta per circa 1,1 miliardi di euro. Di conseguenza, dovrebbero poter migliorare significativamente gli indici patrimoniali di bilancio.

Tuttavia, vi è ancora un ultimo ostacolo da superare: la vendita del 50% di Edipower a Delmi, da parte di Edison, dovrà infatti passare sopra alcune condizioni sospensive, come l’approvazione dell’Authority e l’esecuzione della vendita del 50% di TdE da parte della stessa Delmi.

Piazza Affari verso buona chiusura

Borsa italiana in chiusura positiva nella giornata del 22 agosto

Primo pomeriggio di volata per Piazza Affari, che accelera ulteriormente la buona performance odierna accingendosi a chiudere in terreno ampiamente positivo la prima sessione di negoziazioni della settimana che si caratterizzerà per l’avvio del percorso della manovra Bis presso i banchi del Senato.

Il Ftse Mib, principale indice di riferimento della Borsa italiana, registra infatti un incremento di oltre 3,4 punti percentuali, sfondando la soglia dei 15.100 punti. A trainare l’intero listino è l’Eni, che grazie alle notizie positive che arrivano sul fronte libico, guadagna più di 6 punti percentuali, trascinando al rialzo anche gli altri principali titoli petroliferi, come Saras, che guadagna oltre i 3,6 punti percentuali. Nel Paese mediterraneo lo scenario sta convergendo verso una radicale e auspicata risoluzione del conflitto interno, che potrebbe riportare un po’ di serenità per quanto concerne la gestione e lo sviluppo dei traffici commerciali tra le diverse sponde del mare. Il mercato attende pertanto legittimamente una ripresa delle ordinarie attività, una volta che le ostilità nel Paese saranno cessate, si spera definitivamente.

Anche i bancari tornano inoltre a sorridere, seppur con meno entusiasmo. I big italiani si portano avanti con qualche tentennamento, anche se poi Unicredit accelera il passo portandosi in apprezzamento sui 2,4 punti percentuali. Meglio fa la Banca Popolare di Milano e Ubi Banca, entrambi oltre l’area di crescita dei 3 punti percentuali. Per quanto invece riguarda gli altri principali indici azionari del vecchio Continente, bene il Dax, in salita di 1,42 punti percentuali, il Cac 40 (+ 2,6%) e il Ftse 100 (+ 2,26%).

Enterpise Value : Guida Alla Valutazione Del Valore Di Un’Azienda

Con enterprise value si suole indicare il valore complessivo che assume una società, avendo come riferimento non soltanto gli azionisti ma anche i finanziatori della stessa. Si tratta, quindi, di un indicatore composto dal valore riferito al capitale di rischio e dunque degli azionisti e di quello riferito al capitale di debito, e dunque dei finanziatori. Tutte e due queste componenti devono essere incluse nel calcolo effettuato sui valori di mercato. Il capitale di rischio, invece, si ottiene semplicemente dalla moltiplicazione del numero di azioni con il loro prezzo in Borsa. In generale, il capitale di debito trova corrispondenza nel capitale di bilancio, a differenza di quanto avviene per il capitale di rischio.

Poiché, tuttavia, a volte non è agevole riuscire ad avere conoscenza esattamente dei debiti accumulati, meglio basarsi anche su un altro tipo di documento, il rendiconto finanziario. In esso, all’interno del bilancio nel quale è contenuto, si trova un riassunto circa i flussi monetari della società, sia in entrata sia in uscita, sia per le normali operazioni sia per quelle come aumenti di capitale, rimborso dei debiti, nuovi finanziamenti e quant’altro.
Ma come si può riuscire a valutare se l’enterprise value è elevato oppure non lo è? Per giudicare, occorre effettuare una comparazione attraverso determinati multipli: più sono elevati più un titolo è caro, alla stregua di quanto accade con il valore di una casa, rapportato ai suoi metri quadri. Attenzione a non confondere l’enterprise value con altri indicatori, come ad esempio l’utile, dato che spesso si tratta solo del rendimento per gli azionisti.

Come Investire Soldi Nel 2011 : Attenzione Ai “Paesi Emergenti”

Sono i Paesi emergenti la nuova frontiera per gli investimenti di capitale, ma attenzione: in tutti gli altri casi, stando all’analisi degli esperti di settore è ancora troppo complicato poter definire quelli che sono i prodotti sicuri e sui quali puntare, quindi, con convinzione.

Si assiste, quindi, ad un fenomeno che è stato definito “fly to quality” e non “to credit” ovvero, spostamento del capitale non tanto verso quelle soluzioni di mercato ritenute più remunerative ma verso quelle considerate più affidabili, anche a patto di perdere qualcosa in termini di profitto.

Un modo di fare che deve essere costante e senza cedimenti, poiché è necessario essere sempre attenti e vigili circa il mutare degli scenari che potrebbe provocare delle tensioni inaspettate e rendere meno sicuri gli investimenti scelti.

E così via, si ricomincia per cercare nuovi lidi in cui approdare e che riescano ad essere migliori di quelli dai quali si sarebbe appena salpato.

Meglio non ragionare per asset class ma prendere in considerazione le singole possibilità offerte dai mercati il cui trend, va detto, sembrerebbe comunque positivo. Uno dei consigli, ad esempio, è di puntare sui bond emessi dagli Stati che restano sempre un investimento sicuro, soprattutto se parliamo di quelli tedeschi.

Certo, anche quelli italiani vanno bene, dato che compensano i guadagni molto bassi con un alto indice di sicurezza. Da evitare, le azioni anche proposte attraverso attività di trading, poiché nonostante un certo miglioramento ci si muove ancora in un campo incerto, adatto solo a professionisti del settore.

Fusione Alitalia AirFrance : Bufera Su Sabelli

L’amministratore delegato della compagnia aerea rilancia i piani d’integrazione. La replica del premier: “Deve restare italiana”. Il presidente Colaninno: “I soci non condividono”. Alitalia torna a far parlare di sè, e stavolta sembra in maniera definitiva. “Alitalia dovrà restare italiana“. Non ha dubbiil presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che boccia la proposta personale dell’amministratore delegato della compagnia Rocco Sabelli di costituire una fusione con Air France (primo azionista di Alitalia con il 25%). Un’idea, che ha precisato successivamente l’ad, non riguarda l’assetto azionario ma industriale. E che comunque – ha frenato il presidente di Alitalia Roberto Colaninno – non è condivisa dagli azionisti”.

Fusione Alitalia AirFrance: Bufera Su Sabelli

A far tornare d’attualità il tema della fusione tra la compagnia aerea italiana e quella francese, che sono già alleate insieme con Delta in una partnership industriale transatlantica, sono le anticipazioni del nuovo lbiro di Bruno Vespa cui Sabelli affida una proposta personale. L’idea che Sabelli trasformerà in una raccomandazione agli azionisti è di costruire una fusion tra le due compagnie per confluire in un aggregato più grande. L’azionariato che controlla Air France -spiega – è per il 14% in mano al governo francese e per il 12% in mano al personale. Non è detto che i nostri soci non possano avere una partecipazione sull’aggregato, se non superiore a quella del primo azionista, almeno del secondo, in modo da mantenere a un livello rilevante il peso della proprietà italiana”.

La prospettiva non piace al presidente del consiglio Silvio Berlusconi che sempre dalle pagine del libro avverte: “Alitalia dovrà rimanere italiana”. Ma è poi il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, a frenare, precisando come il “pensiero” di Sabelli non sia condiviso dagli azionisti. Il chiarimento soddisfa in particolare il ministro dei trasporti Altero Matteoli, secondo cui “quando si negoziò la privatizzazione di Alitalia l’intento del governo era, e rimane ancora oggi, quello che la compagnia mantenesse la sua italianità”.

Cresce intanto però la preoccupazione dei sindacati, con il leader della Cgil Guglielmo Epifani che trova inquietante parlare oggi di fusione, e chiede chiarimenti per fugare il sospetto che tutta questa operazione sia stata fatta per prendere tempo. Un coro di NO si alza anche dal mondo politico, a partire dal Pd.