Il 60% degli italiani non vuole rinunciare allo smart working

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Una ricerca condotta da Wyser ha messo in evidenza un dato molto interessante: il 60% degli italiani non vuole rinunciare allo smart working. Addirittura molti nostri connazionali sarebbero disposti pure a cambiare lavoro, se si rivelasse necessario rinunciarvi totalmente.

I dati che emergono dalla ricerca sullo smart working

Molti si sono dedicati al lavoro agile durante la fase che ha visto gli uffici chiudere per il lockdown imposto dall’epidemia di coronavirus. Anche se diversi nostri connazionali rivelano difficoltà nel riuscire a conciliare il lavoro a casa con gli altri impegni della loro vita quotidiana, il 60% considera lo smart working una condizione imprescindibile, che potrebbe essere pure decisiva sulla possibilità o meno di cambiare la loro professione.

Dalla ricerca emergono dei dati che rivelano come un lavoratore su tre potrebbe provare disagio a stare molte ore lontano da casa. Mentre settembre si avvicina e la riapertura delle attività sembra ormai incontrovertibile, lo studio mette in evidenza che il 50% degli intervistati avrebbe difficoltà a riprendere i propri ritmi quotidiani, quelli che seguiva prima della fase del lockdown.

Il 30% ritiene di avere qualche problema sul fatto di doversi alzare anticipatamente e sul fatto di dover scegliere un abbigliamento adeguato per ritornare fisicamente al lavoro.

Cosa resterà dello smart working?

Più del 70% dei lavoratori intervistati vorrebbe che lo smart working continuasse a rimanere in vigore. Infatti alle aziende viene richiesta una maggiore flessibilità per quanto riguarda gli orari.

Un dato molto interessante su cui riflettere e che non bisogna sottovalutare, perché, come abbiamo già specificato, questo potrebbe essere un fattore che molti lavoratori considerano anche nella scelta della loro professione.