Il Consulente del Lavoro che cosa fa esattamente?

Il Consulente del Lavoro che cosa fa esattamente? E come ci si diventa?

Non è un mistero che negli ultimi anni il mercato del lavoro in Italia sia decisamente in crisi. Pressoché tutte le forze politiche continuano a ripetere come un mantra che il primo problema è quello dell’occupazione, tuttavia le misure messe in campo per favorire l’occupazione stessa risultano spesso inefficaci, e comunque non in linea con quello che ci si aspetta per raggiungere livelli di disoccupazione fisiologici.

Stiamo parlando, in questo senso, di altri Paesi europei in cui se la passano decisamente meglio di noi, e magari anche degli stessi Stati Uniti dove Obama o Trump regnanti (è lo stesso) la disoccupazione medesima è a livelli fisiologici, cioè naviga nell’ordine del 5%. Un dato più che accettabile. La traduzione in termini pratici è che chi vuole lavorare lavora, chi non vuole lavorare no, se ci si passa la semplificazione.

Ma torniamo a noi, che ancora arranchiamo e che fatichiamo a digerire il passaggio difficile da digerire ma a volte inevitabile da contratti a tempo indeterminato a contratti a tempo determinato. Si chiede maggiore flessibilità nel mercato del lavoro; e va bene, che sia. Ma dall’altra parte ci devono essere sufficienti garanzie che tutelino il lavoratore, a fronte di una maggiore precarietà, nonché la possibilità, se si perde il posto, di poter cambiare agevolmente lavoro o occupazione.

Il resto conta poco. Mi possono anche licenziare o non rinnovare il contratto, ma devo avere la ragionevole certezza che entro poco tempo ho la possibilità, oltre che il diritto, di lavorare altrove. In fondo, sta tutto qua. Allora, a tutela dei lavoratori stessi, nascono e si sviluppano ulteriormente figure societarie e o professionali che mirano a svolgere una funzione di garanzia e tutela per coloro che, nel contratto di lavoro, sono sempre e comunque la parte più debole: i lavoratori.

Il consulente del lavoro che cosa fa: i sindacati

il consulente del lavoro che cosa fa

I sindacati svolgono istituzionalmente questo mestiere ormai da una vita; in problema è che negli ultimi tempi, l’indice di fiducia della gente nei confronti dei sindacati dei lavoratori è sceso esponenzialmente, almeno quanto quello nei confronti dei politici e della politica più in generale. Fatto sta che molte persone tendono a rivolgersi direttamente a figure professionali come avvocati esperti di diritto, consulenti del lavoro.

Quest’ultima categoria in realtà più che tutelare gli interessi dei lavoratori, tutela i datori di lavoro, anche se non esclusivamente. Nel momento in cui le normative sul rapporto di lavoro cambiano pressoché mensilmente, si sovrappongono, si intersecano, si elidono e così via, c’è davvero bisogno di persone molto esperte in materia che seguano certe questioni da vicino.

E non solo dal punto di vista strettamente contrattuale, ma anche, ad esempio per quel che riguarda aspetti fiscali e assimilati. Insomma, per dare una definizione sufficientemente convincente, il consulente del lavoro è un professionista che opera nell’area giuridico – economica nell’ambito del rapporto contrattuale di lavoro.

Il consulente del lavoro: le attività principali

Fra le attività principali di questi signori c’è sicuramente la gestione delle buste paga, i cosiddetti cedolini, con relativi adempimenti: materia complicatissima e delicatissima, a ben vedere. Ma poi ci sono altri campi di intervento, come la gestione degli aspetti contabili, previdenziali, assicurativi, normativi in generale del rapporto. Ci sono l’assistenza e la rappresentanza aziendale nelle vertenze stragiudiziali; l’assistenza e la rappresentanza nei contenziosi con gli istituti previdenziali, assicurativi e ispettivi del lavoro.

E poi lo studio e la predisposizione di consulenze tecniche di ufficio e di parte. E ancora l’assistenza in sede di contenzioso tributario, e in generale tutti quegli adempimenti burocratico – amministrativi che riguardano il rapporto fra azienda e lavoratore.

I consulenti del lavoro rientrano tra le cosiddette categorie protette. L’albo professionale della categoria è stato istituito con la legge 1081 del 1964, e il relativo ordine possiede un proprio ente previdenziale, l’Ente Nazionale di Assistenza per i Consulenti del Lavoro, che vanta una completa autonomia.

Per accedere all’albo ci vuole la laurea triennale o magistrale riconducibile agli insegnamenti della facoltà di giurisprudenza, economia, scienze politiche. Si deve poi svolgere un periodo di praticantato di almeno 18 mesi.

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