Tassa rifiuti da anni la paghiamo maggiorata

Quella che oggi è chiamata TARI, ovvero la famosa tassa sui rifiuti, ha una quota variabile per buona parte delle municipalità italiane.

Tale “variabilità” ha fatto si, quanto pare, che molti di queste municipalità abbiano chiesto ai contribuenti, per quanto riguarda la normale utenza domestica, più soldi di quanto in realtà noi avremmo dovuto versare nelle casse die comuni.

La “matassa” è stata scoperta dal parlamentare del Movimento Cinque Stelle Giuseppe L’Abbate, il quale grazie ad un collega commercialista è riuscito a carpire quei “dettagli” che non andavano in molte municipalità, tanto da chiedere un’interrogazione parlamentare.

Si è partiti dal suo comune, ovvero Polignano a Mare, dove la Tari era stata applicata per le utenze domestiche comprensive anche di box e di cantine, un errore di “comprensione della legge di primo livello” come l’aveva definita già il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta.

Ma torniamo un attimo indietro ed analizziamo, per chi non lo sapesse, cos’è in realtà la Tari:

È stata introdotta il 27 dicembre 2013 con la legge di stabilità per il 2014 in sostituzione delle precedenti Tariffa di igiene ambientale (TIA) e Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) e Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES). Tale tributo è una componente dell’imposta unica comunale (IUC) insieme con l’imposta municipale propria (IMU) e al tributo per i servizi indivisibili (TASI).

Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria.

Il risultato è che sono davvero pochi i comuni in Italia che hanno applicato la normativa attuale così come realmente va applicata finendo per “martoriare” le tasche dei contribuenti che hanno finito per pagare più di quanto avrebbero dovuto.

Per il contribuente quello che va esaminato è la cartella dell’avviso di pagamento, esaminando le voci appartenenti ai dati catastali dell’immobile, alla superficie tassata e al numero di occupanti dell’immobile stesso.

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