Polmonite torna a far paura in Italia
Polmonite torna a far paura in Italia

La polmonite è una malattia infiammatoria dei polmoni, in particolare della parte terminale di questi organi, gli alveoli polmonari, che hanno il compito di estrarre dall’aria l’ossigeno che è necessario alla funzione delle cellule e di cedere l’anidride carbonica, lo ‘scarto’ dell’attività cellulare stesa.

Questa malattia ha sintomi che si presentano anche solo 24 ore dopo il contagio, ma in alcuni casi possono volerci più giorni. I principali sintomi sono la tosse con presenza o meno di catarro, difficoltà respiratorie o dispnea, febbre, brividi e sudorazione, battito cardiaco accelerato, perdita di appetito e dolori toracici. Tra i sintomi meno comuni si segnalano l’emissione di sangue dalle vie respiratorie, mal di testa, spossatezza, nausea, vomito, dolori ad articolazioni e muscoli e confusione.

Le probabilità di ammalarsi dipendono dallo stato di salute dell’ospite e sono generalmente superiori al di sotto dei due anni di età e al di sopra dei 65.

Nelle ultime ore, in Italia, è scoppiato l’allarme: più di 150 persone colpite da polmonite nella stessa zona, quella tra Montichiari e Calvisano.

Due persone anziane hanno perso la vita. Si pensava si potesse trattare di polmonite dovuta a legionella, ma le autorità sanitarie hanno smentito.

Ats di Brescia sta comunque effettuando le analisi degli acquedotti perché si ipotizza che l’epidemia sia dovuta ad un batterio presente proprio nell’acqua.

“Dei 121 accessi al Pronto soccorso per polmonite 109 sono residenti o domiciliati nel territorio di Ats Brescia, 12 sono residenti o domiciliati in Ats Valpadana. Sul totale degli accessi, 107 sono ricoverati”, fa sapere la Regione Lombardia attraverso l’assessore Giulio Gallera.

Anche l’Istituto Superiore di Sanità è coinvolto nel percorso di valutazione della situazione. A Brescia si è tenuto un vertice tra Ats, l’agenzia di tutela della salute, e i responsabili degli acquedotti della Bassa bresciana per valutare il possibile collegamento tra i casi di polmonite e la presenza di un batterio nell’acqua.

Anche se molti tendono a sottovalutare questa infezione, in realtà è molto pericolosa ed in alcuni casi persino letale.

A spiegare come distinguerla e come cercare di prevenirla è Luca Richeldi, direttore di Pneumologia presso la Fondazione Policlinico A. Gemelli Irccs e ordinario di malattie respiratorie all’Università Cattolica di Roma.

“Nel 5-15% dei casi, a seconda dell’età, gravità e delle cure, può essere mortale. In Italia – spiega l’esperto – ogni 100mila abitanti ci sono circa 250 ricoveri per polmonite all’anno. A essere più a rischio sono anziani, bimbi e malati, soprattutto se presentano malattie respiratorie preesistenti come enfisema, bronchiti croniche e fibrosi. C’è poi un fattore di rischio evitabile: il fumo di sigaretta, perché riduce le difese immunitarie nel polmone”.

La forma più diffusa è la polmonite infettiva causata da pneumococco, batterio contro il quale c’è un vaccino obbligatorio nei nuovi nati e consigliato per gli over 65. “Ci sono poi polmoniti causate da germi atipici, come la legionella – prosegue Richeldi – batterio che può proliferare nelle tubature dell’acqua, piscine e grandi impianti di condizionamento”.

In generale, è attraverso l’inalazione che i germi penetrano nel polmone distruggendo l’epitelio che protegge le vie aeree. Da lì proliferano creando un’infiammazione che rende difficile lo scambio di ossigeno e anidride carbonica. La terapia prevede, a seconda dei casi, antibiotici, antivirali e cortisonici. Due le misure preventive, conclude Richeldi, “una è smettere di fumare e l’altra è la vaccinazione contro influenza e pneumococco, ancora poco diffusa specie nelle categorie a rischio”.

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