Riforma del lavoro, gli aggiornamenti di inizio gennaio

Riforma del lavoro

Per il momento lenta – ma destinata a subire prossime accelerazioni – la riforma del lavoro inizia a prendere forma con indiscrezioni sempre più attendibili. Ad ogni modo, visto e considerata la “scottatura” subita dal Ministro Fornero sulla possibilità di ritoccare l’articolo 18 (i sindacati alzarono immediate barricate criticando apertamente l’atteggiamento nel neo componente dell’esecutivo), sembra che il Ministero del Welfare si sia fatto più scaltro, e desideri che siano le parti sociali ad avviare le prime proposte.

Per tale motivo, nel corso della settimana post – Epifania, i principali rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, incontreranno il Ministro Fornero per parlare delle principali iniziative di riferimento sulla riforma del lavoro. Un incontro che qualcuno immagina come una sorta di camera consiliare, nella quale saranno i sindacalisti a dover compiere la prima mossa, e il Ministro ad assumere le informazioni più opportune per un riscontro meno polemico.

Ad ogni modo, in attesa che la scacchiera vada a conformarsi nella maniera più adeguata, sembra che alcuni punti fermi della riforma siano già stati scritti, e possano essere considerati come degli elementi pressochè irremovibili. Uno dei dati fondamentali è relativo al superamento della distinzione delle aziende tra coloro che hanno meno di 15 dipendenti (e quindi non vedono attualmente applicato l’articolo 18) e quelle che invece hanno almeno 15 dipendenti (e, di conseguenza, hanno i propri lavoratori tutelati nelle situazioni di licenziamento senza giusta causa).

Le prime aziende sono caratterizzate da rapporti sindacali pressochè inesistenti, orari e paghe non sempre in linea con quelle desiderate. Le seconde sembrano invece contraddistinguersi per una evidente antipatia nei confronti delle forme contrattuali a tempo indeterminato, con conseguente esplosione del fenomeno dell’atipicità dei rapporti professionali.

La proposta formulata dalla Fornero dovrebbe pertanto avvicinarsi alla bozza realizzata da Tito Boeri sul contratto unico di apprendistato, con il principio per cui tutti i contratti di lavoro, dopo un certo periodo di tempo, diventano a tempo indeterminato, abbandonando il carattere di precarietà. Ad ogni modo, il governo vorrebbe rendere meno rigido questo provvedimento, sulla base dei diversi elementi caratteristici delle varie professioni. Nel contempo, vorrebbe altresì evitare troppe frammentazioni, memore del caos odierno sulle (46) diverse forme contrattuali attualmente in vigore.

Anche se il premier Monti vorrebbe licenziare la riforma del lavoro nel bel mezzo della sua fase 2, difficilmente si potrà avere tra le mani una bozza concreta prima della seconda parte di gennaio. Vi terremo aggiornati su tutti gli sviluppi del caso.

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