Rughe, quelle sulla fronte possono preannunciare problemi al cuore
Rughe quelle sulla fronte possono preannunciare problemi al cuore

In generale, la pelle del viso risulta sempre più soggetta alla formazione di rughe, da quelle d’espressione, dette anche del pensatore, tipiche di chi per natura tiene spesso la fronte corrugata, a quelle dovute all’invecchiamento cutaneo, causate da una graduale perdita di collagene e acido ialuronico responsabili della tonicità, compattezza ed elasticità.

Se per molti le rughe non rappresentano un problema, per altri è corsa al botox e alla chirurgia estetica.

Le incisioni di un lifting classico del viso vengono effettuate dietro l’orecchio e si estendono fino all’attaccatura dei capelli. I muscoli vengono tesi ed ancorati per provocare un effetto tensorio definitivo che spiana le rughe in maniera irreversibile.

Esistono però anche degli interventi molto meno invasivi che possono essere utilizzati per ringiovanire un volto . Molto in voga è l’uso dei filler riassorbibili, filler dermali. Il più famoso è sicuramente l’acido ialuronico, ma anche il botox, ovvero la tossina botulinica. Si tratta di un vero e proprio “veleno” che immobilizza i nervi. Si utilizza per ridurre le rughe glabellari, quelle della fronte.

Nuovi trattamenti sono poi apparsi nel campo della medicina estetica: ad esempio esiste la biorivitalizzazione. Viene prelevato del sangue dal paziente, purificato ed arricchito con vitamine e minerali e poi reintrodotto al livello dermico.

Rughe quelle sulla fronte possono preannunciare problemi al cuore

Ma quando si parla di rughe localizzate sulla fronte non è solo questione di estetica o di anni che passano.

Yolande Esquirol e i suoi colleghi del Centro Ospedaliero Universitario di Tolosa in Francia hanno infatti presentato uno studio interessante al Congresso della Società europea di cardiologia che si è svolto a Monaco di Baviera: lo studio ha evidenziato come i solchi che si formano tra le sopracciglia e l’attaccatura dei capelli mostrano sì il passare degli anni, ma anche il maggior rischio di infarto o di morte per sopraggiunta malattia cardiovascolare.

Siccome «non puoi vedere o sentire fattori di rischio cardiovascolare come il colesterolo alto o l’ipertensione», gli scienziati si sono messi a caccia di un campanello d’allarme meno classico ma più evidente: «Le rughe della fronte rappresentano una ‘red flag’», una bandierina rossa che dovrebbe far scattare l’allarme e accertamenti più approfonditi su pressione arteriosa, grassi nel sangue, glicemia.

Lo studio è stato svolto su ben 3200 soggetti di età adulta, lavoratori e tutti in condizioni di salute ottime all’inizio dello stesso. Questi sono stati suddivisi poi in quattro fasce d’età cioè 32, 42, 52 e 62 anni. La presenza delle rughe è stata valutata da 0 a 3 dove il gradino più basso rappresentava un paziente senza rughe e il più alto uno con molti segni. I partecipanti allo studio sono stati seguiti per vent’anni durante i quali in 233 sono morti per diversi motivi.

Fra quelli deceduti, il 15,2% aveva uno ‘score rughe’ di 2 o 3, il 6,6% uno score pari a 1 e il 2,1% a zero.

Dopo avere corretto le analisi tenendo conto di tutti i possibili fattori confondenti (età, sesso, scolarità, tipo di lavoro, abitudine al fumo, pressione, frequenza cardiaca, diabete, livelli lipidici), gli scienziati hanno quindi calcolato che le persone con score 1 erano lievemente più ad alto rischio di morte cardiovascolare rispetto a quelle con score zero.

L’ipotesi è che le rughe sulla fronte siano in qualche modo legate all’aterosclerosi (l’indurimento delle ‘autostrade del sangue’ provocato dall’accumulo di placca), prima responsabile di infarto e altri eventi cardiovascolari. I vasi sanguigni sulla fronte, essendo particolarmente sottili, potrebbero essere più sensibili all’ingrossamento della placca aterosclerotica e funzionare dunque come segno precoce si invecchiamento vascolare.

Per gli esperti, la misurazione dei solchi sulla fronte è “semplice ed economica”, e “potrebbe essere utilizzata dai medici in ambulatorio e in ospedale” per meglio mirare gli interventi di prevenzione. “La sfida – ammoniscono – è quella di arrivare abbastanza in anticipo per poter fare la differenza”.

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